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[Lo scenario] L’inflazione sta travolgendo la Gran Bretagna. Picco al 10 per cento e consumi in ginocchio

«L’inflazione nel Regno Unito è completamente fuori controllo». A dirlo in una nota è l’analista di AvaTrade, Naeem Aslam. Il dato britannico è superiore ai tassi registrati negli Usa (+8,3% a/a) e nell’Eurozona (+7,4% a/a) e potrebbe addirittura non essere ancora al picco, con le stime della Bank of England che prevedono un’inflazione a due cifre nell’autunno. Nonostante le principali economie stiano affrontando la crisi generata dall’inflazione, la situazione del Regno Unito, infatti, sembra essere la peggiore, dove l’indice dei prezzi al consumo Cpi ha raggiunto ad aprile il 9% su base annua.

La crisi energetica e le sanzioni russe

Anche per Paul Dales, capo economista britannico di Capital Economics, l’inflazione potrebbe salire al 10% ad ottobre, trainata sia da ulteriori aumenti delle bollette energetiche delle famiglie sia da prezzi più elevati per input e salari, avverte Dales. A mandare “fuori giri” la dinamica inflazionistica del Regno Unito, ancora più di quella di Ue e Usa, sono in primis i costi delle bollette energetiche. «Mentre le sanzioni contro la Russia danneggeranno maggiormente l’economia europea, l’impatto dell’aumento dei prezzi sul potere di spesa sarà probabilmente più forte a causa del modo in cui vengono regolate le bollette energetiche», ha affermato nelle scorse settimane Steffan Ball, capo economista per il Regno Unito di Goldman Sachs.

Dopo un aumento del tetto di prezzo massimo dell’energia nel Regno Unito il mese scorso, i prezzi medi del gas e dell’elettricità sono aumentati rispettivamente del 53,5% e del 95,5% rispetto a un anno fa, riporta la Bbc. Il secondo elemento che spinge l’inflazione britannica più di quella europea è la dinamica salariale, settore in cui si intravede lo zampino di Brexit. L’uscita del Regno Unito dall’Unione ha provocato un calo del flusso di immigrati che dall’Ue attraversano la Manica, portando il mercato del lavoro britannico a una tensione estrema, con disoccupazione ai minimi dalla metà degli anni ’70.

Redditi e salari

«Il mercato del lavoro teso e l’elevata inflazione salariale ci suggeriscono la dinamica dei prezzi non tornerà al target del 2% della banca centrale di sua iniziativa», dice Dales di Capital Economics. L’aumento dei salari non è però sufficiente a compensare l’impatto dell’inflazione e questo sta provocando una vera crisi del costo della vita. I dati dell’Ons mostrano che i salari, esclusi i bonus, sono aumentati del 4,2% tra gennaio e marzo. Tuttavia, riporta la Bbc, se si tiene conto dell’inflazione, la retribuzione reale è diminuita dell’1,2% rispetto a 12 mesi fa. 

«Non c’è dubbio che l’aumento vertiginoso dei prezzi stia avendo un’influenza negativa sul reddito disponibile» delle famiglie, dice Aslam di AvaTrade. La Bank of England «è sotto pressione per fare di più per controllare l’inflazione, ma sta camminando su una linea sottile e non può fare più di tanto». Gli ultimi dati sull’inflazione «hanno suscitato nuove preoccupazioni per una recessione», afferma Susannah Streeter, analista di Hargreaves Lansdown. E a subire il colpo maggiore sono le classi meno abbienti.

Il costo della vita e il rischio recessione

La crisi del costo della vita nel Regno Unito «sta infliggendo maggiori sofferenze finanziarie alle famiglie più povere poiché spendono una parte maggiore dei loro budget in bollette», scrive l’economista dell’Institute for Fiscal Studies Heidi Karjalainen. L’analisi IFS mostra che il 10% più povero delle famiglie ha dovuto affrontare un tasso del 10,9%, mentre il più ricco ha visto i prezzi aumentare del 7,9%.

«È probabile che le continue pressioni spingano il tetto tariffario di ottobre ancora più in alto, così come altri prezzi, compresi quelli dei generi alimentari», dice Karjalainen. «probabile che ci troveremo in un periodo prolungato durante il quale le famiglie più povere si trovano ad affrontare tassi di inflazione anche superiori a quanto suggerirebbero le cifre headline».

In questo contesto la Bank of England è «in una posizione difficile», poiché «un aumento troppo rapido dei tassi in un momento in cui i consumatori sono già in difficoltà potrebbe frenare la domanda e spingere l’economia in recessione», avverte Ambrose Crofton di Jp Morgan Asset Management.

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