Il futuro dell’economia e dell’industria italiana è più positivo di quanto previsto, secondo Stefano Barrese, Responsabile Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo. Nonostante le possibili tensioni sul prezzo dell’energia, il rallentamento economico potrebbe non trasformarsi in una recessione grazie anche alla forza del tessuto produttivo italiano e ad alcuni fattori favorevoli come la spinta del Pnrr, la graduale riapertura del mercato cinese e la capacità delle imprese di muoversi sulla via dell’efficientamento energetico. Il tutto anche grazie all’impegno delle banche a fornire la liquidità necessaria per evitare shock.
«L’Italia sta crescendo: secondo il dato di settembre il Paese – al netto di eventi negativi – crescerà del 3,9% nel 2022; un dato che la pone tra le teste di serie in Europa», ha affermato Barrese aprendo l’ottava edizione di Motore Italia, evento di Class Editori, e dei suoi media, dedicato alle piccole e medie imprese. «È avvenuto questo perché le nostre aziende hanno accelerato dopo la pandemia di Covid-19. E lo hanno fatto dopo 10 anni difficili dove la crescita era asfittica. Le aziende hanno saputo riqualificarsi e hanno esportato, si sono digitalizzate grazie anche all’industria 4.0, hanno migliorato e aumentato la produttività. Hanno così retto il colpo del Covid, lavorando coi mercati internazionali grazie alla digitalizzazione», ha proseguito.
Un punto di forza dell’impresa italiana è l’export, ma la mappa delle esportazioni in questi mesi sta cambiando. «Stiamo vedendo uno spostamento significativo dell’export verso gli Stati Uniti perché chiusi altri corridoi» come quello cinese «le aziende si stanno orientando verso gli Usa. E stanno convertendo alcune produzioni per servire quel tipo di mercato. Sono molto veloci a riconvertirsi e questo è un aspetto positivo».
«L’Italia è il quinto Paese esportatore al mondo. L’aspetto negativo è la dimensione. L’Italia attraverso gli investimenti in innovazione può migliorare la produttività e contenere i costi. E può garantire all’Occidente l’approvvigionamento. Il Paese ha dimostrato al mondo di esserci. È stato chiuso ha fatto quello che doveva fare, in modo serio, e poi è tornato sui mercati. Gli investitori lo hanno notato. Questa è una grande opportunità in cui deve giocare un ruolo: dai microchip a produzioni più complesse». La vera leva delle Pmi è quella dell’efficientamento energetico per marciare verso una sempre più necessaria indipendenza.
«Le aziende stanno cogliendo l’occasione dell’efficientamento energetico. Non mi stupirei se trovassimo tra 12-18 mesi l’industria italiana alla fine di un percorso di efficientamento energetico che la renderà meno dipendente. Il momento è complicato, ma non mi stupirei se questa pressione diminuisse e il rallentamento potrebbe anche non trasformarsi in una recessione», ha spiegato Barrese. «Rimango con una visione positiva grazie alla forza della nostra industria. Le nostre imprese stanno guadagnando anche quote di mercato e stanno diventando sempre più eco-sostenibili. La nostra industria può diventare full-electric e il Paese sta ricevendo un suo certificato di qualità grazie alla sua manifattura».
Barrese garantisce l’impegno di Intesa Sanpaolo e delle banche per sostenere la liquidità delle imprese. «Il gruppo eroga, in media, tra i 40 e i 50 mld l’anno. Il credito è un elemento essenziale per far girare il motore dell’economia, è la benzina. Mi piace dire che le banche hanno una funzione importante nel sistema cardiovascolare: mai far sì che ci sia un infarto dal punto di vista della liquidità. Ma questa liquidità deve arrivare con soluzioni funzionali alle esigenze del momento. Per esempio, ora occorre affrontare il tema energetico: serve una liquidità che permetta di rateizzare le bollette ed è quello che stiamo facendo».








