L’Italia deve sfuggire alla recessione a ogni costo. Secondo il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, è un obiettivo «irrinunciabile». Per questo il governo è intervenuto a sostegno delle imprese con il decreto aiuti, che mitiga gli effetti della guerra in Ucraina e soprattutto il caro-energia, ed è pronto a intervenire di nuovo, «tempestivamente», nel caso in cui il contesto macroeconomico peggiorasse ulteriormente.
Con l’adozione del decreto Aiuti, ha spiegato il ministro, il governo ha inteso «fronteggiare in maniera incisiva le ricadute che il deterioramento dell’attività economica, conseguente allo shock del conflitto russo ucraino, sta provocando su imprese e famiglie», dice durante un’audizione davanti alle Commissione Bilancio e Finanze della Camera.
Sostegno alle imprese
L’impegno del governo, ha messo in evidenza Giorgetti, è stato teso a individuare «gli spazi finanziari indispensabili per supportare il sistema delle imprese sottoposto a un duplice stress: quello causato dal forte innalzamento dei costi delle materie prime e dei semilavorati, oltre che dalle difficoltà di approvvigionamento degli stessi, e quello derivante dalla condizione di incertezza generale che, oltre a frenare la propensione al consumo, specie dei beni durevoli, non agevola le imprese nel programmare gli investimenti produttivi in un arco temporale di medio-lungo periodo».
Si tratta però di un tassello che si inscrive in un quadro in continua evoluzione, ha precisato il ministro aggiungendo che «il contesto in divenire, e l’incertezza che lo caratterizza, impone, infatti, di monitorare e reagire tempestivamente ai mutamenti che dovessero intervenire nel quadro economico. Il Mise, coerentemente con la sua missione istituzionale, continuerà a farlo raccogliendo le sollecitazioni degli stakeholder e gli spunti che lo stesso Parlamento vorrà offrire».
Per evitare che il Paese torni in recessione, ha continuato, è «indispensabile» continuare a perseguire politiche a sostegno dell’offerta del sistema produttivo e, in particolare, degli investimenti privati che hanno avuto un ruolo determinante nella fase espansiva che il Pil ha registrato nel 2021. Ancora oggi, i dati del 1° trimestre evidenziano, pur nel quadro di un’economia in «forte rallentamento» (in linea con il trend di altri Paesi europei), il contributo positivo alla crescita da parte degli investimenti fissi lordi che hanno registrato una variazione positiva di quasi quattro punti percentuali rispetto al trimestre precedente (+3,9%).
Contrastare l’impatto della guerra
In questa prospettiva l’azione del Mise deve continuare ad articolarsi su piani complementari: uno contingente, relativo al supporto alle imprese più esposte; e uno strutturale, l’attuazione del Pnrr, che è il «perno del complesso degli interventi finalizzati a rendere stabile e consistente il percorso di modernizzazione del sistema produttivo».
Parlando degli interventi volti a neutralizzare le conseguenze del conflitto, il ministro ha ricordato che il Mise ha istituito lo scorso 4 marzo un gruppo di lavoro incaricato di valutare il potenziale impatto sui settori produttivi e di formulare proposte idonee ad attenuare la portata della crisi. Una delle linee di azione definite attiene alla necessità di sostenere i comparti particolarmente colpiti, al fine di evitare il rischio che un ulteriore aumento dei costi per l’approvvigionamento di materie prime e di semilavorati, in aggiunta all’impennata dei costi dell’energia, possa pregiudicarne definitivamente l’attività con inevitabili conseguenze, anche sotto il profilo occupazionale.
Risponde proprio a questo scopo la previsione di cui all’art. 18 del decreto relativa alla costituzione di un fondo di 130 mln di euro, per la concessione di contributi a fondo perduto in favore delle imprese che hanno subito «ripercussioni economiche negative» in termini di perdita di fatturato derivanti dalla contrazione della domanda, dall’interruzione di contratti e progetti esistenti e dalla crisi nelle catene di approvvigionamento. La misura di sostegno, con un ammontare massimo di 400 mila euro a impresa, è destinata alle Pmi che, cumulativamente, hanno subito un calo di fatturato di almeno il 30%, che sono chiamate a sostenere costi per materie prime e semilavorati più alti, o che hanno legami commerciali con i territori interessati dalla crisi ucraina.
Ricostruire la global supply chain
Sempre con riferimento alle conseguenze del conflitto, da un punto di vista più generale, particolare attenzione è stata prestata al processo di ricomposizione delle catene globali del valore che può determinare degli spazi di opportunità per l’attrazione o la ricollocazione di investimenti in Italia finora, solo parzialmente, intercettati. Per questo motivo, con il decreto «interveniamo prevedendo una serie di misure per dare attuazione alle linee strategiche, elaborate in seno alla Cabina di regia sull’internazionalizzazione, rafforzando la governance del sistema di attrazione e after-care degli investitori esteri».
Il ministro ha poi sottolineato che l’attrazione degli investimenti esteri consentirà, inoltre, di individuare opportunità alternative per la risoluzione di crisi aziendali e il rilancio delle aree industriali del Paese maggiormente in difficoltà. Una volta verificato l’interesse di chi vuole investire in Italia, ha precisato, «dobbiamo evitare che ostacoli burocratici scoraggino chi porta capitali e progetti nel nostro Paese, come troppo spesso avvenuto, anche negli scorsi mesi».
Si inserisce in questo quadro la previsione di cui all’art. 30 che conferisce al Mise il potere sostitutivo in caso di inutile decorso del termine per la conclusione dei procedimenti relativi ad investimenti per il sistema produttivo nazionale di valore superiore ai 50 milioni di euro. L’esercizio dei poteri sostitutivi, che può essere richiesto anche dal soggetto proponente ed esercitato anche dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, risponde all’esigenza di disporre di procedure amministrative semplificate per l’adozione di investimenti di rilievo strategico.
Incrementare le risorse
Quanto alle misure connesse al Pnrr, il decreto prevede un rifinanziamento del fondo Ipcei e alcune previsioni legate al piano Transizione 4.0. Per la quantità e la qualità dei progetti presentati dalle nostre imprese, l’Italia è uno dei Paesi più attivi in Europa. Ciò si traduce in una “forte” richiesta di risorse, a copertura dei deficit di finanziamento dei progetti. Nello specifico, sono allo stato disponibili 2,75 mld, a fronte di risorse necessarie per coprire l’intero fabbisogno di 8,41 mld.
Di queste, si stima che 4,8 mld siano riferibili a progetti da notificare nell’anno in corso. Proprio allo scopo di garantire una «più ampia copertura al complesso delle iniziative già lanciate, abbiamo incrementato con una disposizione del decreto la dotazione del Fondo Ipcei, rifinanziando il Fondo di 150 milioni nel 2022, 200 milioni nel 2023 e 150 milioni nel 2024, per complessivi 500 milioni». Queste risorse, «ancorché ingenti, non sono sufficienti a far fronte all’ammontare dei progetti in corso, e di quelli in fase di attivazione».
L’audizione di Giorgetti è durata solo 15 minuti. Al termine dell’intervento, al ministro non sono state rivolte domande. «Prendo l’impegno di rivedere in senso ancor più restrittivo le audizioni dei provvedimenti di cui saremo responsabili perché così non credo facciamo una bella figura né nei confronti di chi chiamiamo, né nei confronti di chi ci ascolta, saluto il ministro Giorgetti e mi scuso», ha affermato il presidente della Commissione Finanze, Luigi Marattin.








