Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

[Lo scenario] Detassare il risparmio per far ripartire l’Italia

L’inflazione colpisce in modo particolare i risparmiatori, «che spinge a investimenti che debbono essere sempre pienamente consapevoli e lungimiranti». A dirlo è il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli. «Sono ingenti, indispensabili, ma non sufficienti, i fondi dell’Unione Europea per la resilienza dell’Italia alle emergenze in atto e per la ripresa dello sviluppo e dell’occupazione: occorrono anche più investimenti italiani per l’Italia. Ha ragione Paolo Panerai, su MF-Milano Finanza del 6 agosto, quando sottolinea che più del 75% dei risparmi degli italiani concorre a finanziare le economie estere e non quella italiana».

«Occorre, infatti, fare ogni sforzo legittimo per non far fuggire i risparmi degli italiani e attrarne il ritorno. I risparmiatori italiani vanno convinti con buone ragioni (mai costretti) e con più fiducia a investire maggiormente in Italia, per rafforzare lo sviluppo e l’occupazione», spiega ancora Patuelli a Mf-Milano Finanza. «Nell’ultimo decennio è consistentemente aumentata la pressione fiscale sul risparmio in Italia (salvo su quello investito in titoli di Stato): ciò ha ulteriormente favorito la ricerca all’estero di migliori rendimenti del risparmio investito, in un mondo in cui i denari si spostano con grande facilità, con un “clic”, quando gli Stati sono in forte concorrenza fra loro nel cercare di attrarre i flussi del risparmio e degli investimenti».

«Obiettivo strategico prioritario della crescita dell’Unione Europea deve essere l’Unione fiscale, cioè la realizzazione di identiche norme ed aliquote fiscali per una piena e paritaria concorrenza che non si limiti a contrastare gli “aiuti di Stato”. Ma finché non ci sarà l’Unione fiscale, la Ue avrà il mercato unico e quanto mai internamente aperto che permette la fortissima competizione fiscale in atto fra gli Stati», prosegue il numero uno dell’Abi.

«Finché non vi sarà l’Unione fiscale europea» avverte Patuelli «l’Italia dovrà essere più competitiva nell’attrarre i risparmi verso gli investimenti in Italia, proseguendo nelle riforme fiscali e riducendo i carichi burocratici per le imprese. L’avvenuto potenziamento dei Pir va in questa giusta direzione, ma non è sufficiente per attrarre le ingentissime liquidità parcheggiate in Italia o investite altrove. Occorre ridurre la pressione fiscale sugli investimenti stabili e non speculativi per innescare un più cospicuo circolo virtuoso, per favorire investimenti produttivi in Italia che sono gravati dalla doppia imposizione sugli utili delle imprese e sui dividendi».

«Importante sarà anche l’entrata in vigore della proposta della Commissione Europea per incentivi fiscali per gli aumenti del patrimonio netto delle imprese. indispensabile razionalizzare e semplificare le normative fiscali nazionali evitando i continui mutamenti e garantendo anche prospettica certezza del diritto. Il parlamento della Repubblica italiana negli ultimi anni ha lavorato con molto impegno e ampio consenso ad una complessiva riforma fiscale, attraverso un importante Disegno di legge, approvato dalla Camera dei deputati, che attende il voto finale da parte del Senato che può giuridicamente porlo in essere fra le competenze che tuttora possiede, se vi è il consenso dei gruppi parlamentari».

«Infatti, sulla base dell’art.76 della Costituzione, è stato quasi integralmente percorso l’iter parlamentare della riforma fiscale che tende a modernizzare le normative nazionali, fissando principi e criteri e delegando il governo (prevedibilmente soprattutto quello della imminente prossima legislatura) ad emanare i conseguenti decreti delegati. Altrimenti, se il Senato non approverà in via definitiva, prima della fine effettiva di questa Legislatura, questo disegno di legge delega di riforma fiscale, tutto il lavoro fatto dal Parlamento in questa legislatura sarà azzerato e la discussione dovrà riprendere dall’inizio nella prossima legislatura».

Patuelli ricorda poi che «fra gli Stati nella Ue è in atto non solo una forte competizione fiscale nell’attrarre i risparmi e gli investimenti, ma anche una altrettanto forte gara nell’attirare capitali e sedi di società, anche offrendo minore burocrazia, maggiore efficienza della giustizia civile e attente garanzie processuali» e «anche su questi temi le Istituzioni della Repubblica italiana hanno compiuto passi in avanti, ma occorre completarli e realizzare nella Ue, e innanzitutto nell’euro area, una cooperazione rafforzata con testi unici di identiche regole di diritto societario e di connesso diritto civile e penale societario per garantire un uguale piano concorrenziale per le attività e le scelte delle imprese. Fino a quando non vi sarà questa cooperazione rafforzata, l’Italia dovrà sforzarsi di modernizzare e rendere più efficienti e competitive le proprie normative anche in proposito».

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.