Per qualche ora, in mattinata, l’Italia ha sorpassato la Francia.
Non al Tour de France, ma sui mercati obbligazionari. I Btp decennali hanno reso meno degli Oat francesi, un ribaltone che fino a pochi mesi fa sarebbe sembrato fantascienza. I mercati che hanno più fiducia nell’Italia che nella Francia. Chi l’avrebbe mai detto?
Poi i numeri sono tornati a rimettere ordine, con la chiusura di giornata che segnava 3,51% per l’Italia e 3,41% per la Francia. Un differenziale di 10 punti a favore di Parigi. Ma il segnale resta: i mercati hanno più fiducia nel Belpaese che nell’Esagono. Un capovolgimento storico.
Non è un caso se il Financial Times, voce poco incline alle esagerazioni, ha dato spazio agli analisti che parlano senza mezzi termini: “La Francia è la nuova periferia”. Così Kevin Thozet di Carmignac, che colloca Parigi accanto a Spagna, Portogallo e Italia, ossia i Paesi tradizionalmente etichettati come fragili.
E aggiunge il dettaglio che più brucia: oggi i decennali francesi rendono più di quelli greci. Una fotografia che da sola basterebbe a spiegare la crisi d’oltralpe.
Come dimenticare il terremoto del 2011 quando sembrava che la frangia meridionale dell’euro andasse in fuori gioco mentre Parigi e Berlino dettavano le regole della partita.
Il punto è semplice: mentre l’Italia sorprende con conti pubblici che si rafforzano, la Francia scivola su deficit, debito e instabilità politica. Macron ha perso la maggioranza, ha bruciato il premier Bayrou e si avvia a nominare il quinto capo del governo nel giro di due anni. A Parigi la stabilità è diventata un miraggio.
E le agenzie di rating sono pronte a presentare il conto. Fitch aprirà il valzer venerdì, seguita a ruota da Dbrs, Scope, Moody’s e S&P. Lo scorso dicembre Moody’s aveva già abbassato il giudizio sulla Francia, e oggi il downgrade sembra solo questione di calendario.
Il quadro politico è surreale: piani di risanamento costruiti su promesse future, come tagliare festività nazionali, che nessun governo riuscirà a imporre.
Nel frattempo, la spesa pubblica aumenta: Parigi si è impegnata a portare le spese militari al 5% del Pil, mentre il debito è passato dal 101% del 2017 al 113% di oggi, ed è destinato – secondo il Fondo monetario – a raggiungere il 128% entro il 2030. Una dinamica che ricorda più Atene 2010 che la grandeur francese.
E qui sta il paradosso: i francesi, che per anni hanno guardato l’Italia dall’alto in basso, si ritrovano con rendimenti che inseguono i Btp e con uno spread ai massimi da dieci anni.
“La Francia sarà il ‘ragazzo difficile’ del mercato obbligazionario per i prossimi 18 mesi”, avverte David Zahn di Franklin Templeton.
“Difficile vedere un esito positivo”, rincara Maya Bhandari di Neuberger Berman.
E Tomasz Wieladek, di T Rowe Price, mette il sigillo: “Quello che oggi vediamo è la migrazione della Francia nella categoria periferia”.
Non che i mercati siano ciechi sui nostri difetti: l’Italia resta fragile, ma in questo momento appare meglio sostenuta dalla dinamica delle partite correnti e da un deficit meno fuori controllo di quello francese.
Persino le grandi case di investimento invitano a cautela sui titoli di Stato francesi a lunga scadenza, mentre non escludono di guardare con interesse ai Btp.
La morale è semplice e un po’ beffarda: il malato d’Europa non siamo più noi.
Così la Francia, abituata a fare la maestrina nei consessi europei, si scopre improvvisamente la nuova Grecia.
Magari il sorpasso italiano durerà solo qualche ora sui mercati. Ma per Macron e per il suo Paese, quella manciata di ore è stata già un’umiliazione storica.








