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[L’intervento esclusivo] Stefano Laporta (Prefetto e Presidente ISPRA): «La violenza sulle donne e la transizione culturale che serve al Paese»

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Anno 2020: questo numero ha impresso, per sempre e in modo indelebile, nell’immaginario collettivo di tutto il mondo un termine associato ad un altro numero, meno tondo ma carico di un significato ben preciso: parliamo, naturalmente, del COVID-19. Tutto è partito, come sappiamo, dalla diffusione di un Virus di forma morfologicamente rotondeggiante, con un diametro 600 volte più piccolo del diametro di un nostro capello; insomma qualcosa per tutti noi, microbiologi a parte, che non possiamo neanche immaginare in termini di fisicità materiale, tuttavia un elemento così infinitamente piccolo ha messo l’intero globo in una condizione di emergenza totale.

La pandemia non ha fatto emergere con più evidenza soltanto problematiche ambientali e sanitarie; oggi, infatti, parliamo di “emergenza nell’emergenza” proprio perché la pandemia, costringendo all’isolamento tutti noi e agevolando la pericolosa vulnerabilità di persone fragili come donne, bambini e anziani, ha reso più numerosi fenomeni di violenza all’interno delle mura domestiche.

Lo Stato, attraverso le Istituzioni nazionali e regionali, congiuntamente con le associazioni dei Centri antiviolenza (CAV), ha potenziato, attraverso campagne di sensibilizzazione promosse dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, la diffusione del numero 1522 (nato dal 2006), numero di pubblica utilità contro la violenza e lo stalking.

Questo servizio, snodo basilare di accoglienza delle chiamate di aiuto e supporto, ha registrato complessivamente in tutte la nostra Nazione, un aumento delle richieste per problemi legati alla violenza sulle donne, pari quasi all’80% in più rispetto al 2019, registrando il boom di chiamate a partire da marzo a giugno 2020, periodo caratterizzato proprio dal lockdown.

Vorrei aggiungere anche un dato particolarmente singolare: il picco delle chiamate al 1522 per richieste di aiuto, emerge proprio in concomitanza della giornata del 25 novembre dello scorso anno, come a dire che la Giornata celebrativa contro la violenza sulle donne sembra agisca sulle vittime come “conseguenza motivazionale” nella ricerca di supporto esterno.

Infatti la leva per prendere il coraggio di chiedere aiuto, si può facilmente individuare durante questa data, dove si moltiplicano le iniziative affinché si renda visibile ciò che durante l’anno lo è molto meno, parlando esplicitamente della violenza contro le donne.

Occorre insistere e perseguire sulla strada della conoscenza, dell’educazione, nelle famiglie, nelle scuole, ma in questo anche le Istituzioni fanno la loro parte ed eventi come questo e come molti altri che so essere stati organizzati per questa giornata, sicuramente contribuiscono a questa opera di sensibilizzazione culturale. Ispra, anche quest’anno Ispra ha organizzato un evento in occasione del 25 novembre, un momento dedicato proprio a questo, alla conoscenza del fenomeno e a alla sensibilizzazione istituzionale, avendo come principale obiettivo l’accrescimento di nuovi modi di “comunicare consapevolezza” e azioni che promuovano l’emersione e il contrasto del fenomeno della violenza intra ed extra familiare a danno delle donne e della rete a contorno che indirettamente subisce i danni provocati da questo fenomeno.

Vorrei fornire quest’ultima ultima informazione indicata da recenti dati internazionali forniti dalle Nazioni Unite – Dipartimento di Statistica degli Affari Economici e Sociali: il 58% di omicidi femminili sono, come detto, perpetrati da un partner intimo o familiare e a livello globale si stima che ogni giorno 137 donne vengano uccise da un membro della propria famiglia.

Credo che a fronte di questi dati l’emergenza debba essere affrontata da tutti noi, quotidianamente, prima e dopo il 25 novembre, contrastando con ogni mezzo il fenomeno di qualsiasi forma di violenza diretta ed indiretta ai danni delle donne e dei più fragili, perchè la ripresa del Paese passa anche attraverso una transizione culturale, necessaria quanto quella ecologica.

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