”Nel reagire, Israele deve considerare che una ‘guerra’ al terrore è una svista strategica che può costar cara: ne sa qualcosa Bush jr.
con la sua decisione di invadere l’Iraq dopo la distruzione delle Torri gemelle l’11 settembre del 2001”.
Lo scrive Salvatore Rossi sulla Stampa parlando di pericolo di nuovo shock petrolifero: “La distinzione fra terrorismo e guerra non suoni come pignoleria lessicale.
È molto importante se si cerca di calcolare quali possano essere le conseguenze economiche di questi tragici fatti, ad esempio per l’economia italiana.
Il conflitto in Ucraina è una vera guerra, iniziata col tentativo, fallito, di invasione russa dell’Ucraina e proseguita nelle regioni di confine fra i due Stati.
La Russia, Paese invasore, è stata subito soggetta a pesanti sanzioni economiche e finanziarie da parte dei Paesi avanzati, Italia compresa.
Quella guerra ha di sicuro aggiunto un elemento d’incertezza alla ripresa economica dopo la pandemia di Covid-19, in particolare riguardo alla possibile risposta delle banche centrali alla fiammata inflazionistica che ha accompagnato una ripresa più intensa e brusca del previsto.
I fatti spaventosi accaduti e che stanno accadendo in Israele sono di diversa natura.
Se dunque – sottolinea Rossi – l’atto terroristico viene represso, punito, e la minaccia sradicata senza sfociare in una vera guerra tra Stati, le ripercussioni sull’economia di Paesi lontani possono essere trascurabili.
Se invece, scenario alternativo, si mettesse in moto una valanga bellica esse potrebbero anche essere gravi.
L’economia italiana non ne sarebbe immune.
Il canale principale sarebbe sempre il mercato delle fonti di energia, che potrebbe subire dei contraccolpi violenti e duraturi.
Subito dopo l’attacco di Hamas, nella mattina di sabato 7 ottobre scorso, il prezzo del petrolio Brent è salito in pochi minuti del 6%, anche se poi è ridisceso.
L’ultima guerra fra Israele e i Paesi arabi vicini avvenne esattamente cinquant’anni fa, la cosiddetta guerra dello Yom Kippur.
L’economia italiana subì un contraccolpo gravissimo, contraendosi nel primo semestre del 1975 del 6%, la terza recessione più grave nel post seconda guerra mondiale dopo quella del 2009 (crisi finanziaria globale) e del 2020 (pandemia).
Ecco – conclude – speriamo stavolta di poterci risparmiare tutto questo”.
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