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Le nuove generazioni e il futuro dell’Italia | Gli italiani del futuro di Benedetta Cosmi

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«Desidero ricordarlo a tutti noi e rivolgermi ai più giovani. Qualcuno – che vi giudica senza conoscervi davvero – vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi. Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna». Queste le parole di Sergio Mattarella del 31 dicembre 2025.

La stessa notte si è consumata una tragedia, attualmente sotto indagine; tuttavia, sotto inchiesta dovremmo mettere il concetto stesso di “divertimento assoluto”. Credo che le nuove generazioni non lo cerchino più. Di questo dovremmo andare fieri come adulti e come decisori politici, impegnandoci ad ampliare l’offerta culturale in questa direzione. Siamo diventati un Paese “aperto a Ferragosto” (come ho scritto in un corsivo sul Corriere della Sera riguardo ai musei), e il 31 dicembre a Milano cinema e teatri erano pieni.

Queste sono vere ricchezze della città. Al contempo, però, il Panathlon Club Milano – alla presenza del nuovo presidente del Coni Luciano Buonfiglio – denuncia la carenza di infrastrutture sportive: pochi investimenti nella manutenzione e scarsa attenzione agli sport. Persino la pista d’atletica leggera non è regolamentare e ora si chiede di “sloggiare” da una storica sede della scherma.

Sarebbe suggestivo istituire, proprio il 31 dicembre, il servizio civile obbligatorio, di una generazione, nella notte dei diciassettenni: un rito di passaggio verso il nuovo anno e la maturità, in un momento in cui si discute del ritorno alla leva. Sarebbe un pensiero per i medici, che non vorrebbero più vivere l’ultima notte dell’anno con la trepidazione causata dall’incoscienza (nei locali e non). Inoltre auspico per il 2026 la “Lunga notte dello sport”, con tutti gli impianti sportivi aperti per iniziare con l’attività fisica, trasformando uno dei propositi più traditi in un momento di festa.

È fondamentale indicare una rotta; c’è bisogno di valori in un momento di grande confusione. A tal proposito, leggiamo con ironia un dialogo tratto da Wake Up Dead Man – Knives Out: «Ero il ragazzo d’oro del Partito Repubblicano. La grande speranza. Conosco i dettagli, ho le conoscenze. Ero sulla soglia, ma non ho attirato gli elettori. Forse mi mancava il culto della personalità; è difficile entrare in contatto con le persone in modo autentico. Ho affrontato ogni tema: la razza, il genere, i diritti trans, i confini, la guerra, il clima, persino le cucine a induzione e i vaccini. Ho fatto di tutto, ma niente. La gente è intorpidita. Forse dobbiamo tornare ai fondamenti, ai mattoncini di base per ispirare autenticamente le persone. Oppure mostrare loro una cosa che odiano e spaventarle, dicendo che porterà via ciò che amano».

È un dialogo ironico che spinge a riflettere.

Chiudo citando il discorso della Presidente della Repubblica Italiana tratto dal libro Orgoglio e sentimento (in lizza allo Strega cinque anni fa): «Voglio innanzitutto essere il Presidente della Repubblica dei bambini. Concluderò in maniera inusuale, con la storia di una Mela che sognava di diventare la Mela delle fiabe, della scienza o della tecnologia. Il suo Melo, però, era scoraggiante e le diceva: “Sarai solo sciroppo, uno strudel o un torsolo gettato via”. Un Melo per cui una mela vale l’altra, come quelle che Nicoletta sistemava nei supermercati per meno di 600 euro al mese. Sapete come finisce? L’albero proteggerà la sua Mela idealista e, al tempo del raccolto, la nasconderà tra le foglie. Quel Melo non conosce Apple o Isaac Newton. Sono passati secoli da quando la mela di Newton ispirò la legge della gravità, la stessa mela che è poi volata nello spazio sullo Space Shuttle. Grazie alla Mela che non ha mai smesso di sperare, anche il Melo ha iniziato a sognare in grande, sperando che la sua Mela diventi un albero per incoraggiare altre a non rinunciare ai propri progetti. La fiaba che Nicoletta inventò per la sua bambina ha creato un Melo nuovo».

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