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Le domande di prestiti delle imprese toccano il minimo storico | L’analisi

L’economia si raffredda e aumenta la percezione del rischio sulle prospettive future. Le banche inaspriscono ancora i criteri per l’accesso al credito e imprese e famiglie chiedono sempre meno prestiti, con le prime che frenano gli investimenti aziendali e le seconde che rinunciano ai mutui per comprare una casa ma anche al credito per sostenere i consumi. È l’impatto della marcia al rialzo dei tassi di interesse portata avanti dalla Bce, che giovedì si appresta a varare un nuovo aumento di un quarto di punto portando il costo del denaro al 4,25%.

Nell’area dell’euro la richiesta di credito da parte delle aziende è crollata al minimo storico nel secondo trimestre, segnando un ribasso del 42% dopo il -38% del trimestre precedente. La domanda “è fortemente diminuita”, scrive la Bce nel ‘Bank lending survey’, “scendendo ai minimi storici dall’inizio dell’indagine nel 2003”. Un ribasso “ancora una volta notevolmente più forte di quanto previsto dalle banche nel trimestre precedente”, viene sottolineato, e che “riflette l’impatto dell’aumento dei tassi di interesse sulla domanda di prestiti e sulla crescita economica”.

Anche gli investimenti fissi “hanno avuto un forte effetto frenante sulla domanda di prestiti, rispecchiato da un forte calo netto della domanda di prestiti a lungo termine” spiega la Bce e per il terzo trimestre dell’anno “le banche prevedono un’ulteriore diminuzione della domanda di prestiti alle imprese, ma molto inferiore rispetto al secondo trimestre”. In Italia, per le domande di prestito da parte delle aziende si registra “una nuova marcata riduzione – puntualizza Bankitalia – riflettendo sia l’aumento del livello generale dei tassi di interesse sia il calo degli investimenti fissi”.

Tra le famiglie diminuisce la richiesta di mutui ma anche di credito al consumo per l’effetto combinato del rialzo dei tassi e del peggioramento della fiducia. Per il terzo trimestre ci si attende “un’ulteriore diminuzione netta della domanda di mutui immobiliari, anche se decisamente meno pronunciata, e un’ulteriore diminuzione netta della domanda di credito al consumo”. L’incertezza e la “minore tolleranza al rischio” spingono le banche a rendere più stringenti i requisiti richiesti per i prestiti “nel contesto dell’aumento dei tassi di interesse e della debole crescita economica”. Gli standard di credito “si sono ulteriormente inaspriti ” rileva la Bce specificando che per le imprese “l’inasprimento netto cumulato dall’inizio del 2022 è stato notevole” e che a incidere sono stati “i rischi legati alle prospettive economiche e alle situazioni specifiche delle imprese”. Per i prestiti alle famiglie ” l’inasprimento è stato meno pronunciato rispetto al trimestre precedente per i prestiti immobiliari, mentre è stato più pronunciato per il credito al consumo”.

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