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[L’anticipazione] Tregua sulle pensioni: sì a quota 102 ma solo per un anno. Torna il Superbonus per le villette ma solo per pochi mesi. E taglio al reddito di cittadinanza. Ecco la manovra Draghi

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Queste la principali novita’ emerse dalla cabina di regia in vista del Consiglio dei Ministri di oggi che dovrebbe dare il via libera alla Manovra di bilancio.

Manovra che, riferiscono fonti di governo durante la riunione, vedra’ confermati i saldi previsti dal Documento programmatico di bilancio, con misure in deficit per 23,4 miliardi di euro, pari all’1,245% del Pil.

Ecco le novità.

Per superare Quota 100, alla fine, è stata scartata sia l’ipotesi iniziale avanzata dal Mef – che prevedeva dal 2022 la possibilità di uscire in anticipo dal lavoro con una Quota 102, ovvero con 64 anni di età e 38 di contributi (anziché i 62/38 del provvedimento in scadenza) e nel 2023 con Quota 104 (66 anni e 38 di contributi)– sia la soluzione successiva proposta alla Lega che da subito ha contestato questa misura. Anche questa ipotesi di mediazione, che prevedeva di introdurre una Quota 102 nel 2022, Quota 103 nel 2023 e Quota 104 nel 2024, ha avuto vita breve. La scelta finale accontenta in qualche modo Salvini, che non voleva assolutamente che si tornasse ai 67 anni della legge Fornero, ed al tempo stesso lancia un segnale ai sindacati che chiedono una riforma strutturale delle pensioni e uscite flessibili con 62 anni di età e 20 di contributi o con 41 anni di contributi a prescindere dall’età. Il governo ha infatti deciso di passare a Quota 102 ma solo per un anno e con la prospettiva di attivare nel frattempo un tavolo con le parti sociali in modo da poter discutere con la calma necessaria una eventuale riforma complessiva della previdenza. In aggiunta alla Quota 102 temporanea, la cabina di regia di ieri ha anche deciso di istituire un fondo per traghettare i lavoratori penalizzati dai nuovi requisiti che avrebbe una dotazione pari a circa 300 milioni di euro.

Superbonus, proroga semestrale per le villette ma solo sotto i 25 mila euro di Isee

Il Superbonus 110% verrà prorogato anche per le case monofamiliari, le ville e le villette. Per questa tipologia di immobili, però, non si arriverà sino alla fine del 2023 come è già stato previsto dal Documento programmatico di bilancio per condomini e immobili degli Iacp, ma solo sino alla fine del 2022 e solamente per le prime case. In pratica, rispetto alla normativa in vigore, si guadagnano sei mesi in più di tempo. E’ questa la mediazione che è stata trovata ieri in cabina di regia dopo che l’annuncio dell’esclusione delle case singole aveva generato una sollevazione generale da parte di tutte le forze di maggioranza e delle imprese del comparto edile. Per accedere a questo beneficio dal prossimo anno verrà però introdotto un requisito di reddito fissando a 25 mila euro il tetto massimo dell’Isee. E’ stato poi previsto un anno in più di proroga anche per il bonus facciate, che nelle ipotesi inserite nel Dpb era destinato a scomparire: in questo caso però la percentuale di costi ammessi in detrazione verrà ridotta dall’attuale 90% al 60% . Sul superbonus, aveva spiegato martedì il sottosegretario al Mef Maria Cecilia Guerra «l’idea del governo è di accompagnare il superamento di questa misura importante per sostenere l’economia in un momento di crisi e indirizzare risorse sull’efficentamento» degli edifici e «accompagnarla lentamente a una riduzione e poi a una abolizione, e concentrarsi su una sistematizzazione dei diversi bonus che riguardano l’edilizia».

Reddito di cittadinanza: meno soldi a chi rifiuta un impiego assegno ridotto a tutti dopo 6 mesi

Via libera anche al restyling del Reddito di cittadinanza, su cui da settimane si confrontano e si scontrano la Lega e tutto il centrodestra, che ne chiedono l’abolizione, ed i 5 Stelle che lo difendono col supporto di Pd e Leu. Assodato che la parte relativa alle politiche attive del lavoro non ha funzionato, la decisione che è stata presa è innanzitutto quella di aumentare i controlli per evitare i troppi «furbetti» che riescono ad ottenere l’Rdc senza averne i requisiti. Ma soprattutto viene introdotto il décalage degli assegni, questo sia per incentivare i percettori degli assegni ad accettare un nuovo lavoro -e per loro è stata prevista una progressiva riduzione dell’assegno a partire dal secondo rifiuto di una proposta di lavoro – sia per contenere la spesa. In questo caso il modello adottato sarebbe simile a quello della Naspi, l’indennità di disoccupazione. Per l’Rdc l’ipotesi prevede una riduzione progressiva degli importi, a partire dal sesto mese, sino ad un importo minimo di 300 euro/mese il tutto anche in assenza di rifiuto di un nuovo posto. 
Per la Naspi – ma a causa Covid in questo caso il décalage è sospeso sino a fine anno – è previsto che l’assegno riconosciuto ai disoccupati si riduca del 3% ogni mese. I 5 Stelle, che ieri con Patuanelli hanno espresso un «sì condizionato» a queste modifiche, la soglia minima doveva essere molto più alta in modo da mantenere il reddito di cittadinanza sopra quota 500 euro anziché sopra i 300. 

Eliminati gli sconti sugli acquisti non hanno spinto la moneta digitale

Sul Cashback l’ex presidente del Consiglio Conte ha perso la partita. Questa misura, destinata ad incentivare l’uso della moneta elettronica e quindi a contrastare in qualche modo l’evasione fiscale verrà infatti eliminata. Il Cashback, introdotto lo scorso anno dal governo giallo-rosso e poi sospeso nel secondo semestre di quest’anno (dirottando i relativi fondi sulla riforma degli ammortizzatori sociali), era finanziato sino a tutto il primo semestre del 2022 ed aveva a disposizione ancora 1,5 miliardi di euro. Partito il primo gennaio 2021 il Cashback consentiva di ottenere il rimborso del 10% sull’importo di tutti gli acquisti fatti in negozi fisici con carte di credito ed app di pagamento, ma dopo una partenza difficile ha subito rivelato un grosso difetto: più che spingere gli italiani a non usare il contanti, infatti, in larga parte i beneficiari erano persone che già utilizzavano ampiamente la moneta elettronica. Secondo Draghi, infatti, questa misura ha «un carattere regressivo ed è destinato a indirizzare le risorse verso le categorie e le aree del Paese in condizioni economiche migliori». Come per il primo miliardo e mezzo stornato nei mesi passati anche i fondi residui saranno destinati dal governo alla riforma degli mmortizzatori sociali, che in questo modo potrà disporre di un budegt di 3 mliardi di euro, una cifra rilevate ma comunque distante dai 6-8 miliardi di euro ipotizzati dal ministero del Lavoro per poter varare un sistema di protezione universale. 

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