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[L’analisi] Ripartenza addio, ecco cosa succede adesso

La ripresa che ha caratterizzato l’anno scorso è stata definitivamente stroncata dalla guerra in Ucraina. A sostenerlo nella sua analisi è l’economista Marco Onado, che parla della «difficile sfida della transizione».

«Oggi» sostiene l’economista «le economie mondiali si trovano a dover fare i conti con uno scenario del tutto diverso: un aumento dei prezzi che, stando agli ultimi dati, non solo non ha perso di intensità, ma continua ad accelerare e un rallentamento sempre più marcato delle principali economie: la recessione è dietro l’angolo anche negli Stati Uniti e dunque lo spettro della stagflation, che avevamo relegato fra i ricordi degli anni Settanta torna ad aleggiare».

«L’unica cosa certa è che le banche centrali, in particolare la Bce e la Fed, non possono permettersi di non intervenire. I tassi di inflazione sono troppo lontani dall’obiettivo del 2 per cento e rischiano di incorporarsi nelle aspettative degli operatori. A quel punto, la rincorsa prezzi-salari diventerebbe una realtà e richiederebbe interventi ancora più drastici per riportare l’aumento dei prezzi a valori normali».

«Dunque, l’attuale quadro congiunturale rende impossibile proseguire nelle politiche monetarie ultra-accomodanti iniziate dopo la Grande crisi finanziaria ed accentuate dopo la pandemia. Il vero problema è che, soprattutto quando queste politiche si protraggono per 15 anni, si fa in fretta a dimenticare che si trattava di un’eccezione e non della regola. A questo punto le banche centrali non possono più tornare indietro: come hanno avuto il grande merito di evitare il collasso del sistema produttivo mondiale, oggi devono riuscire a domare in fretta un’inflazione che si è di colpo risvegliata come un vulcano inattivo per decenni».

«Curare una crisi da eccesso di debiti con una politica monetaria ultra-accomodante che ha favorito un’ulteriore crescita dei debiti è stata una strada quasi obbligata, accentuata dalla pandemia. Adesso la sfida che le banche centrali devono raccogliere è quella del ritorno alla normalità senza compromettere la stabilità finanziaria. Hanno il vantaggio di poter contare su un sistema bancario assai più robusto rispetto a quello degli anni precedenti la Grande crisi finanziaria. Per uscire davvero dalla crisi non bastano banche più robuste, ma che monopolizzano tutta l’intermediazione. Occorre avere finalmente un mercato finanziario europeo unico, adeguato all’integrazione che abbiamo così faticosamente raggiunto e capace finalmente di competere con quello americano».

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