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[L’analisi] Il New York Times: «Ecco perché il rialzo dei tassi di interesse per combattere l’inflazione sarà un boomerang»

I tassi di interesse saranno i più alti dal 1994. Ad annunciarlo è la Federal Reserve che ha segnalato che continuerà ad incrementarli quest’anno al ritmo più rapido degli ultimi decenni per combattere l’inflazione sui massimi da 40 anni.

Tuttavia, le proiezioni indicano che la Fed riconosce la presenza di rischi per l’economia in conseguenza della stretta monetaria e vede in questo senso la possibilità che i tassi tornino a scendere nel 2024, dopo aver raggiunto il picco nel 2023 al 3,8% circa. I funzionari hanno concordato un aumento del tasso di 75 punti base durante la riunione, aumentando il tasso di riferimento sui Fed Funds a un intervallo compreso tra l’1,5% e l’1,75%.

Nuove proiezioni hanno mostrato che tutti i 18 funzionari che hanno partecipato alla riunione si aspettano che la Fed aumenti i tassi ad almeno il 3% quest’anno, con almeno la metà di tutti i funzionari che indicano che il tasso sui fondi federali potrebbe dover salire a circa il 3,375% quest’anno.

Rischio recessione

«Non stiamo cercando di indurre una recessione. Cerchiamo di essere chiari su questo», ha detto il presidente della Fed, Jerome Powell, nella conferenza stampa post-riunione. Powell ha detto però che stava diventando più difficile ottenere un cosiddetto «atterraggio morbido», in cui l’economia rallenta abbastanza da far scendere l’inflazione evitando una recessione, con i rischi che potrebbero aumentare man mano che l’economia digerisce una politica monetaria più restrittiva. «Non sarà facile», ha detto il Powell. «C’è una possibilità molto più grande ora che» l’atterraggio morbido «dipenda da fattori che non controlliamo. Le fluttuazioni e i picchi dei prezzi delle materie prime potrebbero finire per toglierci di mano questa opzione».

La scorsa settimana, il Dipartimento del Lavoro ha riferito che l’indice dei prezzi al consumo è aumentato dell’8,6% a maggio, spinto dall’aumento dell’energia. L’aumento dei prezzi del carburante e le interruzioni della catena di approvvigionamento dovute alla guerra della Russia contro l’Ucraina hanno fatto schizzare i prezzi negli ultimi mesi. Le parole di Powell hanno indicato che la Fed «dovrà continuare a frenare anche se la crescita fatica, e il mercato non l’ha capito», ha affermato Priya Misra, responsabile della strategia dei tassi di interesse di TD Securities, riferendosi al rialzo del mercato azionario dopo la riunione della Fed.

Dov’è il picco

Misra ha avvertito che i mercati dovranno affrontare una maggiore volatilità fino a quando l’inflazione non sarà chiaramente diminuita. «Oggi tutti esultano, ma se l’inflazione non ha raggiunto il picco, dovremo affrontare di nuovo lo stress degli ultimi giorni». Le aspettative di un più forte rialzo dei tassi avevano sconvolto i mercati obbligazionari negli ultimi giorni. Nei cinque giorni conclusi martedì, il rendimento del Treasury a due anni è salito di 0,7 punti percentuali, il più grande aumento di questo tipo dal 1982, secondo Jp Morgan Chase.

La stretta di si è discostata da una guidance insolitamente precisa fornita da molti membri del Federal Open Market Committee nelle ultime settimane, che avevano indicato di voler aumentare i tassi di mezzo punto percentuale. Powell ha affermato che il comitato ha deciso di approvare la mossa più ampia a causa delle preoccupazioni sugli ultimi dati sull’inflazione e sulle aspettative di inflazione futura. Il voto del comitato è stato 10-1, con la presidente della Fed di Kansas City, Esther George, a favore di un aumento di 50 punti base.

«Chiaramente, i 75 punti base di oggi sono una decisione insolitamente grande e non mi aspetto che mosse di queste dimensioni diventino la norma» in futuro, ha affermato Powell. «Dal punto di vista di oggi, un aumento di 50 o 75 punti base sembra molto probabile anche nel nostro prossimo incontro» il 26-27 luglio.

Fino a che punto

Powell ha affermato di aspettarsi che la banca centrale alzerà i tassi a livelli progettati per rallentare deliberatamente l’economia. «Pensiamo che la politica dovrà essere restrittiva ma non sappiamo quanto restrittiva». Allo stesso tempo, il presidente della Fed ha affermato di non aver visto segni di un più ampio rallentamento. «Vedi continui cambiamenti nei consumi, ma la spesa complessiva è molto forte».

Le proiezioni di mercoledì hanno mostrato che i funzionari vedono il tasso sui fondi federali raggiungere un picco di circa il 3,75% entro la fine del 2023, in aumento rispetto al tasso del 2,75% previsto a marzo, ma leggermente al di sotto di quanto prezzato dai mercati dei future. Un tale ritmo di aumento rappresenterebbe comunque il ciclo di rialzo dei tassi più aggressivo dagli anni ’80. La banca centrale ha anche avviato e confermato un programma per ritirare lo stimolo riducendo passivamente il suo portafoglio di attività da 8.900 miliardi di dollari.

Il parere del New York Times

Il rialzo dei tassi dello 0,75% deciso ieri dalla Fed potrebbe essere seguito il mese prossimo da un nuovo ritocco di pari entità, secondo il New York Times che ne fa la notizia portante della prima pagina. Il giornale sottolinea i rischi di questa politica cui la corsa dell’inflazione ha spinto la banca centrale, e nota che lo stesso presidente della Fed, Powell, «ha riconosciuto che sta diventando sempre più difficile per la Fed rallentare l’inflazione senza causare una recessione poiché fattori esterni, inclusa la guerra in Ucraina e la chiusura delle fabbriche in Cina, minacciano di frenare la fornitura di beni e materie prime come il petrolio». In sostanza, spiega il Nyt, se il rialzo dei tassi dovesse far calare troppo la domanda interna, il risultato sarebbe aziende che chiudono e licenziano.

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