Lo stabilimento di Melfi (Potenza) di Stellantis – dove si producono Jeep e 500X – si fermerà dalle ore 14 del 17 giugno a sabato 25 giugno, con la ripresa dell’attività con il primo turno di lunedì 27 giugno. Ad annunciarlo sono Fim e Uilm Basilicata, dopo la comunicazione da parte dell’azienda. La causa dello stop? La «mancanza di semiconduttori e forniture».
La Uilm ha sottolineato che «queste fermate si aggiungono agli ulteriori sette giorni nel mese di giugno, sempre dovuti alla carenza ormai strutturale dei semiconduttori». Secondo la Fim – che il prossimo 21 giugno riunirà a Matera il suo consiglio generale, a cui parteciperà il segretario nazionale, Ferdinando Uliano – «il clima tra i lavoratori del polo automotive resta pesante e anche tra i più ottimisti inizia a vacillare la fiducia nel futuro». La Fim teme a Melfi «una crisi industriale complessa e delicata con effetti su tutta l’economia della regione difficili da sostenere». A giudizio del sindacato, si tratterebbe di un problema «non solo per Melfi» ma regionale, del Mezzogiorno «e dell’Italia intera».
Intanto Giappone e Stati uniti hanno annunciato che lavoreranno assieme per costituire nell’Arcipelago una base domestica per la produzione di semiconduttori da 2 nanometri, entrando nella competizione per i chip di prossima generazione, entro il 2025. Lo scrive oggi il Nikkei, giornale nipponico.
Tokyo e Washington collaboreranno a questo scopo in base a un accordo di partnership specificamente firmate per i chip. Compagnie private dei due paesi si uniranno alla ricerca a progettazione di questi semiconduttori e lanceranno la produzione di massa. La compagnia capofila in questa produzione è la Taiwan Semiconductor Manifacturing Company (TSMC), ma l’isola è al centro di una disputa con la Cina e questo rende la sua posizione, da un punto di vista della sicurezza della catena di fornitura, a rischio.
L’hub di produzione dovrebbe essere creato o attraverso una joint venture, o attraverso compagnie giapponesi. I fondi verranno parzialmente anche dal METI, il Ministero dell’economia, del commercio e industria giapponese. La ricerca congiunta partirà già da quest’estate, alla produzione di massa ci si arriverà tra il 2025 e il 2027. TSMC, dal canto suo, sta costruendo una fabbrica di chip a Kumamoto, in Giappone, ma questa struttura produrrà solo semiconduttori tra i 10 e i 20 nanometri, cioè meno avanzati.
I chip di 2 nm sono quelli utilizzati nei prodotti più up-to-date, a partire dai computer quantistici, i data center e gli smartphone di maggiore quantità. Inoltre, sono cruciali nell’industria militare, perché utilizzati negli aerei da guerra e nei missili. Questo li rende anche questione di sicurezza nazionale. L’accordo è stato firmato all’inizio di maggio tra Usa e Giappone. Si tratta di uno dei pilastri dell’agenda per un «nuovo capitalismo», che è il manifesto del primo ministro nipponico Fumio Kishida.
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