#Vetrine d'Italia - Le storie delle attività commerciali che ripartono

[L’analisi] Il premier Draghi è convinto che la temuta crisi sociale post covid non ci sarà. Ecco perché

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Il presidente del Consiglio Mario Draghi ritiene che una drammatizzazione del problema dei licenziamenti non corrisponda alla realtà del dopo-Covid.

La grande impresa e l’edilizia sono in piena ripresa e la piccola e media potranno usufruire della scadenza del blocco spostata a ottobre.

Un calendario articolato dello sblocco dei licenziamenti dovrebbe consentire agli imprenditori di impostare i loro progetti di ristrutturazione senza ricorrere esclusivamente alle riduzioni di personale e con la fiducia necessaria nella ripartenza dei consumi legata alla fine dell’emergenza.

A dare forza e sostanza a questo ragionamento ci sono anche le parole del ministro delle Finanze Daniele Franco pronunciate in commissione Bilancio proprio ieri.

“Dal 1° luglio il blocco dei licenziamenti  termina per i settori che avevano gia’ la cig, ma azzerando il  contatore per ciascuna azienda, con questo decreto sono stati  azzerati gli oneri aggiuntivi. A questo intervento si associano  una serie di sgravi contributivi e di misure che dovrebbero  limitare l’impatto sul mercato del lavoro. Non mi aspetterei una  ondata enorme di licenziamenti dal 1° luglio, ovviamente il  governo monitorera’ quanto accade. Il ministro Orlando e’ molto  attento e qualsiasi fossero situazioni di tensione o venti di  grande portata il governo sara’ pronto a intervenire”.

Ma il mondo politico è in grande fibrillazione e chiede di intervenire in modo selettivo sul  blocco dei licenziamenti, prorogandolo solo per i settori piu’ in  crisi.

Il governo apre all’ipotesi, ma la palla passa al  Parlamento. Anche perche’ se il Pd con il ministro del Lavoro  Andrea Orlando si dice disponibile a percorre questa strada, la  Lega non parla con una voce sola: il ministro Giancarlo  Giorgetti ci sta, ma il leader Matteo Salvini rivendica  “assoluta sintonia” con il punto di equilibrio trovato dal  premier Mario Draghi.

Mentre il M5s sembra sposare la linea dei  sindacati, che vogliono la proroga del blocco. 

In pratica: fra la formula scelta dal governo – che apre ai  licenziamenti da luglio, ma frenandoli in base alla cig – e la  richiesta dei rappresentanti dei lavoratori, alla fine la strada  potrebbe essere quella di un prolungamento per le filiere piu’ in  crisi – come il tessile e il calzaturiero – con uno sblocco  invece per quelle in ripresa, come l’edile, baciato dal  superbonus.

Palazzo Chigi segue gli sviluppi: a breve il terreno  di gioco si spostera’ in Parlamento – e’ il ragionamento – sara’  quello il luogo in cui le varie forze politiche dovranno cercare  una sintesi.  

“C’e’ una coalizione ampia in cui si tratta di tenere insieme  posizioni anche diverse – ha spiegato il ministro dem Orlando –  ho visto che si sta facendo strada un ragionamento sulla  selettivita’ rispetto ad alcune filiere. Se questo ragionamento  c’e’ io sono pronto. Ma i tempi sono stretti”.

Nei giorni scorsi,  anche il ministro allo Sviluppo Economico, il leghista Giancarlo  Giorgetti, ha detto che il blocco dei licenziamenti andrebbe  “declinato piu’ utilmente sui settori: ad esempio il tessile avra’  una uscita piu’ lenta rispetto ad altri”.

Diversa la linea del  leader della Lega, Matteo Salvini: “I settori che crescono, che  corrono, hanno bisogno di assumere, non di licenziare – ha detto  – Penso all’industria e all’edilizia, che devono tornare a  essere liberi di agire sul mercato. Mentre i settori che hanno  sofferto di piu’, penso al commercio, ai servizi, al turismo,  avranno tempo fino a ottobre per organizzarsi”. 

I sindacati restano fermi sulla richiesta di proroga a ottobre. 

E sulla “selettivita'” c’e’ chi rileva qualche difficolta’,  soprattutto sulla possibilita’ tecnica di definire i perimetri  delle varie filiere. C’e’ poi il timore dei tempi: il blocco dei  licenziamenti scade il 30 giugno. Il Parlamento puo’ intervenire  nel dl sostegni Bis, all’esame della commissione Bilancio alla  Camera, ma le cui eventuali modifiche entrerebbero in vigore  solo a fine luglio.

Il rischio, quindi, e’ che i tempi non siano  allineati.

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