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[L’analisi] Il piano europeo per ridurre il costo delle bollette per l’Italia vale zero

Tanto rumore per nulla: all’Italia non serve. Il direttore di Milano Finanza, Roberto Sommella liquida così la vicenda del piano europeo Repower: “Ma quanto vale il nuovo meccanismo di sostegno economico varato da Bruxelles per ridurre il costo della bolletta energetica, schizzato alle stelle anche per la guerra in Ucraina? Nessuno è stato in grado di spiegarlo.

Né il commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni, né il governo di Roma, né gli specialisti che si accapigliano per capire come mai, a dispetto delle sanzioni alla Russia, il rublo sia ai massimi da cinque anni, quando – spiega Sommella – il fatto è dovuto semplicemente ad un aumento dell’uso della moneta interno e dalla conversione dei pagamenti per il gas di Mosca effettuati in dollari.

E allo stesso modo, semplicemente, una fonte autorevole a Bruxelles ha spiegato a MF-Milano Finanza, che la torta del Repower Ue da 200 miliardi di euro, per l’Italia vale zero. Proprio così, zero spaccato.

A dispetto delle paginate su come l’Ue si convertirà ancora più velocemente all’era green per tagliare fuori il fornitore Vladimir Putin, e dei primi timidi calcoli fatti dalle parti dei tecnici del ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani.

La spiegazione di questo calcolo che dovrebbe anche fermare le polemiche in corso sul costo della guerra e l’opportunità di non comprare più il gas russo, aprendo le porte della recessione al paese, viene data con un’alzata di spalle, come se fosse scontata: dal momento che i soldi del RePower Eu non sono aggiuntivi ma di fatto uno storno di quelli del Next Generation Eu e siccome l’Italia è l’unico paese ad avere chiesto e ottenuto l’intera quota di prestiti e fondi perduti, essa non parteciperà alla spartizione della parte restante della torta, perché la sua porzione l’ha già presa.

A meno che paesi che invece non hanno richiesto i grants al primo giro post pandemia, come la Spagna, per un importo intorno ai 70 miliardi, non decidano di rinunciarci ancora nel 2022, entro un mese.

A quanto pare – osserva Sommella – stavolta Madrid deciderà invece di sottoscrivere gli eurobond emessi da Bruxelles, perché la crisi energetica sta mettendo in ginocchio anche le sue aziende, come quelle italiane.
Così si spiega anche l’aumento a oltre 16 miliardi del decreto aiuti, nella parte delle risorse destinate a famiglie e aziende, deciso dal governo Draghi: dall’Europa altri soldi per calmierare il costo della vita e della produzione non arriveranno”.

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