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[L’analisi] Il New York Times: «incapacità della politica italiana. Mattarella autorità morale» 

“Dopo negoziati caotici e malsani dietro le quinte, i parlamentari italiani hanno detto di aver raggiunto un consenso per mantenere lo status quo, chiedendo all’attuale presidente Sergio MATTARELLA di restare per un altro mandato di sette anni”. 

Inizia così un lungo articolo che il “New York Times” dedica all’elezione per il Quirinale, dopo la svolta di stamattina con la richiesta per un MATTARELLA bis, elezione arrivata al sesto giorno e che ha confermato una “politica litigiosa e alleanze che si sgretolano appena sotto la superficie del governo di unità nazionale”. 

“Nella imprevedibile politica italiana – osserva il quotidiano americano, che nei giorni scorsi aveva fatto l’endorsement per Mario Draghi al Colle – niente è certo fino a quando non saranno state contate ufficialmente le schede e MATTARELLA, 80 anni, era riluttante” a un nuovo mandato. 

“Ma una settimana di voti includenti – scrive il Ny Times – aveva già rivelato l’incapacità dei diversi interessi politici all’interno della coalizione di governo di riunirsi intorno a un nuovo candidato”.

MATTARELLA, ricorda il quotidiano americano, sottolineando la sua “autorità morale”, “ha guidato con mano ferma sette anni caotici nei quali il Paese ha oscillato in modo selvaggio dalla sinistra alla destra, eleggendo tra i parlamenti più populisti e antieuropeisti in Europa, prima di trasformarsi nuovamente in una roccia dell’establishment con Draghi, che MATTARELLA aveva chiamato per mettere fine alla crisi di governo dello scorso anno”. 

Il Ny Times conclude il suo lungo articolo sostenendo che, “se MATTARELLA è il vincitore e Draghi resta un giocatore ed un potenziale presidente, l’elezione ha avuto la sua equa quota di vittime: mentre il Pd ha ottenuto il candidato prescelto, il centrodestra è emerso apparentemente malconcio e inetto: alcuni dei suoi giocatori più potenti hanno parlato di dimissioni e il disprezzo e gli interessi divergenti tra gli alleati solo di nome sono venuti fuori”.

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