“A un certo punto pensiamo che l’inflazione inizierà a rallentare. Lo abbiamo già detto in passato, come molti altri, ma pensiamo che ci siano validi motivi per essere ottimisti”.
L’ottimismo di Richard Flax
Lo afferma Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm, puntualizzando che “in primo luogo la crescita della massa monetaria ha subito un’accelerazione durante la pandemia, ma dal 2021 mostra segnali di rallentamento. In secondo luogo, vediamo alcuni segnali di miglioramento delle catene di approvvigionamento. In terzo luogo, vediamo segnali di indebolimento della domanda”. Nel Regno Unito, ad esempio, le vendite al dettaglio sono diminuite su base annua. Negli Stati Uniti, l’indicatore Citigroup Economic Surprise (che confronta i risultati macroeconomici rispetto alle aspettative) è diventato negativo. Nel complesso, l’occupazione nei mercati sviluppati rimane solida, ma la disoccupazione è generalmente un indicatore che sconta un certo ritardo.
Tuttavia, l’indice di occupazione dell’indagine Ism Manufacturing ha iniziato a mostrare una certa debolezza. Anche sul fronte delle materie prime si intravvede qualche segnale di debolezza, anche se da livelli elevati.
I segnali di normalizzazione dell’inflazione
In sintesi, se oggi l’inflazione rimane ostinatamente alta, “osserviamo tuttavia alcuni segnali di normalizzazione sia dal lato dell’offerta che della domanda”, spiega Flax. Le banche centrali continueranno ad aumentare i tassi (come previsto dal mercato), anche se le economie dei mercati sviluppati iniziano a rallentare. Questo aumenta la probabilità di una recessione nei prossimi dodici-diciotto mesi. Il messaggio, almeno da parte del presidente della Fed Jerome Powell, sembra essere che questo sia il prezzo da pagare per ridurre l’inflazione.
Alcuni potrebbero definirlo un errore di politica monetaria, ma non è detto che la Fed (o la Banca d’Inghilterra) lo percepiscano allo stesso modo. In ogni caso ci sono alcuni primi segnali più positivi: le domande chiave sono se continueranno e quanto rapidamente si tradurranno in un rallentamento dell’inflazione.
Le aspettative degli analisti
“Riteniamo che i dati macro continueranno ad attenuarsi, a fronte di una politica monetaria più restrittiva. Anche alla luce di tutti i rischi legati all’offerta (Ucraina, ecc.), ci aspettiamo di vedere un rallentamento dell’inflazione nei prossimi mesi. A onor del vero, questo è in linea con le attuali aspettative degli analisti, ma considerando la frequenza con cui le stime di inflazione sono state riviste al rialzo, si potrebbe essere scettici su qualsiasi previsione di inflazione”, puntualizza Flax.
Nella gestione dei portafogli, “continuiamo a discutere di questi scenari. Se dovessimo assistere a uno scenario di inflazione piu’ bassa in tempi brevi, l’approccio piu’ aggressivo sarebbe quello di acquistare duration (ossia obbligazioni a lunga scadenza) e azioni growth, in un mondo in cui la crescita diventa piu’ scarsa. Non siamo ancora a questo punto ma e’ uno scenario che vale la pena considerare”, conclude Flax.
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