Oggi il bilancio Ue viene finanziato attraverso quattro risorse proprie, come vengono chiamate nel gergo comunitario le fonti di gettito che sostengono il bilancio Ue.
La prima sono i dazi doganali, imposti alle importazioni e raccolti ai confini esterni dell’Unione. Vanno a finanziare direttamente il bilancio Ue: gli Stati membri trattengono il 25% dell’importo, per compensare i costi di raccolta.
C’è poi l’Iva, che è stata semplificata quest’anno: un’aliquota uniforme dello 0,3% si applica alla base imponibile in tutti gli Stati membri. Nel 2020, inoltre, è stata introdotta la tassa sulla spazzatura in plastica non riciclabile: gli Stati pagano 0,80 euro per ogni chilogrammo di spazzatura in plastica derivante da imballaggi che non viene riciclato. Viene applicata una correzione per gli Stati meno ricchi. La principale fonte di gettito è il contributo degli Stati membri, calcolato in base al Reddito nazionale lordo.
Alcuni Stati membri beneficiano di sconti, derivanti dal ‘rebate’ britannico ottenuto da Margaret Thatcher e che sono rimasti malgrado la Brexit. I contributi nazionali vengono modulati ad ogni ciclo settennale di bilancio per finanziare la quota del bilancio non coperta da altre fonti. Queste quattro voci formano il 90% del bilancio: altre fonti di ricavo sono tasse e altre deduzioni dai salari del personale Ue, interessi bancari, contributi di alcuni Paesi extra Ue a determinati programmi Ue, interessi di mora e multe.
Oggi la Commissione ha proposto l’introduzione di 3 nuove risorse proprie: i ricavi dell’Ets, quelli del Cbam, o dazio climatico, e una parte dei proventi derivanti dalla tassazione minima delle imprese multinazionali.
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