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[Lo scenario] Ecco come finirà la corsa all’eredità dell’impero di Leonardo Del Vecchio

Dopo la scomparsa dell’imprenditore Leonardo Del Vecchio, ci si interroga sulla successione di un impero da circa 30 miliardi di dollari. Come molti imprenditori italiani anziani, secondo i critici, Del Vecchio che possedeva a suo nome il 25% della Delfin, la società che detiene tutte le sue partecipazioni azionarie e la liquidità – tra cui una quota del 32,2% in EssilorLuxottica, del 26% nell’immobiliare Covivio, del 19,2% in Mediobanca, del 9,82% in Generali e dell’1,9% in Unicredit – ha faticato in vita a staccarsi dalla gestione del suo patrimonio, mantenendo fino alla morte il suo controllo e rendendo così difficile la designazione di un erede. Oltre al 25% in Delfin, Del Vecchio possedeva diritto di usufrutto e quindi di voto per il restante 75% del capitale.

La proprietà divisa tra 6 figli

Ora la proprietà della finanziaria verrà equamente divisa fra i sei figli – Claudio, Marisa, Paola, Leonardo Maria, Luca e Clemente – tutti con quote paritetiche del 12,5% mentre il 25% spetta alla moglie Nicoletta Zampillo. Alcune modifiche statutarie apportate proprio recentemente dallo stesso Del Vecchio aprono però un vero e proprio rebus in quanto attribuiscono al fondatore di Luxottica la facoltà di indicare con atto scritto il suo successore. Ciò vuol dire che potrebbe essere anche un membro esterno alla famiglia. E qui si aprono diversi scenari. 

Chi guiderà il gruppo?

Secondo i bene informati, a prendere le redini dell’impero sarà comunque il suo erede naturale, il figlio minore Claudio Maria, classe 1995, dal 2018 amministratore delegato della Salmoiraghi e Viganò. Ma sembra che abbia più chance Francesco Milleri, manager e consulente molto vicino a Del Vecchio che lo ha sostenuto nella sua ascesa ad amministratore delegato di EssilorLuxottica e cui spetterebbe l’ardua impresa di superare la soglia del 20% in Mediobanca (che era l’obiettivo di Leonardo, il quale però ha dovuto fare i conti con il diktat della Bce).

Decisioni solo con l’88 per cento consenso dei soci

Lo statuto della finanziaria Delfin prevede però che tutti i soci debbano trovarsi concordi nelle scelte importanti, dato che serve l’accordo quasi totale (oltre l’88% delle quote) per le deliberazioni. Insomma, Del Vecchio aveva voluto garantire la collegialità delle decisioni ma era da sempre contrario al coinvolgimento dei familiari nella guida del suo impero, Del Vecchio spiegava: «A mio parere i figli non devono avere responsabilità apicali in azienda e non devono sedere in cda. La ragione è molto semplice, un manager lo puoi licenziare, anche se costa parecchio, un figlio no».

Dunque le decisioni rilevanti all’interno di Delfin, la holding  lussemburghese che custodisce gran parte degli investimenti del  fondatore di Luxottica, dovranno essere prese all’unanimita’ dai  suoi azionisti: la moglie Nicoletta Zampillo, che eredita il 25%  della quote di Del Vecchio, e i suoi sei figli (Claudio, Paola,  Luca, Marisa, Leonardo Maria e Clemente), proprietari ciascuno  del 12,5% delle azioni di Delfin.

“Qualsiasi deliberazione rilevante o proposta di modifica dello statuto, la  nomina del board, la vendita di investimenti e cosi’ via debbano  essere adottate con il voto favorevole dell’88% del capitale  votante” e dunque “all’unanimita’ in considerazione del fatto che  le quota individuali detenute da ciascun azionista di minoranza  sono del 12,5%” si legge nel documento statutario. 

Del Vecchio, ricorda Morgan Stanley in un report, aveva il 100% dei  diritti di voto di Delfin e deteneva direttamente il 25% del capitale mentre aveva un diritto di usufrutto sul restante 75%.  

I timori sul disimpegno verso Mediobanca

“L’attuale struttura di eredita’ – scrive Morgan Stanley  -trasferisce il 25% in proprieta’ diretta a sua moglie Nicoletta Zampillo e le quote individuali del 12,5% ad ognuno dei sui sei  figli”.

Gli analisti finanziari si  interrogano anche sulle conseguenze che la morte di Leonardo Del Vecchio potra’ avere sulle quote in Generali (9,8%) e,  specialmente, Mediobanca, di cui il fondatore di Luxottica era  il primo azionista con il 19% del capitale.

E nel caso di  Piazzetta Cuccia affiora il timore di un possibile disimpegno futuro, con conseguente afflusso di una grande quantita’ di  titoli che il mercato potrebbe non essere in grado di assorbire (overhang).    

“Mentre ci attendiamo un impatto scarso sulla strategia o  sull’equity story” di Mediobanca “rileviamo la prospettiva di una piu’ grande incertezza nel medio termine derivante dalla  complessa struttura di eredita’ di Delfin, che nel tempo potrebbe  risultare in overhang azionario”, sottolinea Morgan Staney.    

“La morte di Del Vecchio solleva alcuni punti interrogativi  su quello che faranno gli eredi con la quota di Mediobanca” evidenzia Intermonte, gia’ scettica sul fatto che il patron di  Luxottica potesse superare il 20%.

“Non possiamo escludere alcuni rischi di overhang in quanto nessun altro player, a parte  alcuni imprenditori italiani che potrebbero aumentare di alcuni milioni di euro le loro partecipazioni, ha mostrato un reale interesse ad entrare nel capitale e assorbire un’eventuale vendita delle azioni”.    

Restare in Generali?

Anche per quanto riguarda Generali, rileva il broker, “resta  da vedere che cosa la famiglia di Del Vecchio abbia in mente e  se intendano restare azionisti di lungo termine dopo i recenti  eventi”, che hanno visto Del Vecchio fallire nel tentativo di ribaltone al vertice.    

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