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[L’analisi] Cambiare il Pnrr per destinare i fondi per l’emergenza siccità

Rivedere il Pnrr sui criteri di assegnazione? Il nuovo premier Giorgia Meloni lo chiede ed «è giusto». Lo ha dichiarato Ettore Prandini, presidente nazionale di Coldiretti, intervenendo in collegamento al convegno che si è svolto oggi alla Sala dell’Annunciata di Pavia sul tema “La grande sete. Analisi e soluzioni per la crisi idrica in provincia di Pavia”.

«È inutile destinarne il 30 per cento ai Comuni; sarebbe invece più opportuno utilizzare le risorse per ottimizzare le condizioni di erogazione dell’energia e dell’acqua. La quota al momento destinata nel Piano nazionale di ripresa e resilienza al miglioramento dei sistemi irrigui in agricoltura è assolutamente insufficiente: servono nuove infrastrutture e interventi di innovazione».

«Vanno creati bacini di accumulo ed evitate dispersioni della rete idrica» ha aggiunto Prandini. «Serve una pianificazione nel medio-lungo periodo, con interventi strutturali. Se qualche anno fa ci avessero ascoltato sulla necessità di realizzare i bacini, oggi non si dovrebbe fare i conti con 6 miliardi di danni per la filiera agro-alimentare provocati dalla siccità. Anche in questi giorni stiamo vivendo una stagione autunnale anomala, con temperature elevate e mancanza di precipitazioni: una condizione climatica ormai permanente che ci fa ritenere che il problema vada affrontato in maniera organica. Inoltre, mi chiedo perché durante l’ultima estate quando tanti fiumi erano asciutti, non si è intervenuti per regimare l’alveo? vanno messi in un angolo certi pseudo ambientalisti che, con le loro posizioni, hanno creato tanti problemi».

Prandini considera inoltre «fondamentale la questione della sovranità alimentare: non potremo certamente arrivare a produrre il 100 per cento dei consumi nazionali, ma senz’altro aumentare la quota attuale. Però per produrre di più, bisogna garantire maggiore redditività agli imprenditori agricoli». Nel corso del convegno sono stati diffusi i dati sulla “grande sete” registrata nelle campagne pavesi: oltre 172 milioni di euro di danni, con più di 2.300 aziende agricole devastate dalla peggiore siccità degli ultimi 200 anni.

«Si tratta di un bilancio destinato a crescere ancora, perché non considera i danni da mancati raccolti dovuti alle seconde semine non effettuate, né i danni indiretti sulle produzioni zootecniche», sottolinea Stefano Greppi, presidente di Coldiretti Pavia. Non c’è coltura, secondo il monitoraggio di Coldiretti Pavia, che non sia stata colpita dalla crisi idrica di questa estate, con percentuali di danno che vanno dal 40% dei cereali autunno-vernini fino al 60% delle foraggere, passando dal 50% del riso al quasi 60% del mais, senza dimenticare il 50% della soia a oltre il 55% della frutta e il 45% dell’uva.

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