Gli Stati membri dell’Ue sono tuttora divisi su come ridurre la dipendenza energetica dalla Russia, su come raggiungere gli obiettivi climatici e su come gestire gli aumenti dei prezzi dell’energia, quindi appare “non realistico” prevedere un accordo nel Consiglio Europeo di questa settimana.
Lo si apprende da fonti diplomatiche europee. I Paesi, che hanno mix energetici e strutture produttive molto diversi tra loro, sono divisi più o meno in tre blocchi: gli interventisti, tra cui Spagna, Italia, Grecia, Belgio e Portogallo, che vorrebbero un tetto ai prezzi e un disaccoppiamento dei prezzi del gas e di quelli dell’energia elettrica; un gruppo che vorrebbe accelerare la transizione ecologica (Lussemburgo, Olanda, Germania, Irlanda, Danimarca, Estonia); un altro (Polonia, Bulgaria e Ungheria) che vorrebbero rallentare il pacchetto Fit for 55, perché temono che porti ad un aumento dei prezzi.
Pertanto, i capi di Stato e di governo potrebbero convenire di attendere il rapporto dell’Acer, l’agenzia per la cooperazione tra i regolatori nazionali dell’energia, come hanno chiesto Polonia e Svezia, e altre analisi della Commissione prima di decidere come procedere, probabilmente nel Consiglio Europeo straordinario previsto in maggio.
La Germania non cambia idea
Il cancelliere Olaf Scholz, spiega però di non aver cambiato idea sulla contrarietà all’embargo dell’energia russa. In vista del consiglio europeo e del G7 con Joe Biden, il cancelliere ha ribadito ancora una volta che “le misure devono essere sostenibili” anche per chi le impone. “Perché su una cosa dobbiamo essere chiari – ha risposto in proposito a margine di un incontro in cancelleria -: può darsi che non si tratti di una situazione di breve durata, ma di un lungo conflitto. E dobbiamo reggere tutti insieme. Perciò la posizione del governo tedesco non è cambiata”.
Inoltre questo non è interesse solo della Germania, (che senza l’energia russa teme il blackout), “ma di tanti tanti paesi Ue anche più dipendenti di noi”. Non manca il mantra degli ultimi giorni: “si lavora con grande intensità e velocità” per diventare del tutto autonomi dalla Russia. Non basta, evidentemente, una missione nel Qatar – dove si è recato nel weekend il numero due del suo governo, a caccia di accordi – per risolvere i problemi energetici della locomotiva industriale d’Europa. Il cancelliere ha liquidato seccamente poi la proposta polacca di far uscire la Russia dal G20 e dal Wto, che secondo Varsavia avrebbe trovato terreno fertile negli Usa.
La questione va affrontata dai paesi che partecipano a questi consessi internazionali, “non a livello individuale”, ha replicato il Bundeskanzler, che poi ha aggiunto: “Ci stiamo occupando di altro”. “Il presidente ucraino auspica diretti negoziati con Putin e abbiamo bisogno di un cessate il fuoco immediato e un ritiro dell’invasore per negoziare la pace”, ha concluso.
Gentiloni: serve obiettivo comune
“Noi abbiamo un obiettivo comune molto ambizioso: ridurre di due terzi entro quest’anno la dipendenza energetica dalla Russia e di annullare la dipendenza energetica dalla Russia da qui al 2027, un’impresa notevole. La tappa più dura è quella dei due terzi di quest’anno, naturalmente è molto importante che ci si lavori insieme”. Così Paolo Gentiloni, Commissario europeo per gli Affari economici, a Porta a Porta su Rai1. “Capisco benissimo che ogni singolo paese, e anche l’Italia lo fa, stia lavorando al diversificamento dell’approvvigionamento energetico avendo rapporti con Paesi che possono subentrare alle forniture di gas e petrolio russi, ma se lo facessimo in comune, come è stato l’esperienza positiva per l’acquisto dei vaccini, anche se era diverso, avremmo forse una forza contrattuale maggiore”, ha aggiunto.
“Siamo uniti nell’obiettivo di ridurre ed eliminare entro il 2027 la dipendenza dal gas e dal petrolio russo. Siamo anche uniti sulle sanzioni che devono essere severe, gravi ed efficaci, ma devono colpire l’economia russa più di quanto colpiscano quella europea”, ha concluso.
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