Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Salvatore La Rosa (capo segreteria Tecnica Mur): «Pnrr: mai così tanti fondi per le Università, sarà uno stress test per tutti»

Salvatore La Rosa, capo della Segreteria Tecnica al Ministero dell’Università e della Ricerca, ha partecipato al convegno “Il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Dagli aspetti teorici a quelli operativi”, organizzato da Radio Radicale. A moderare e introdurre i vari interventi Alessandro Fontana, direttore del Centro Studi di Confindustria, e Antonio Matonti, direttore degli Affari Legislativi di Confindustria.

«Il Piano nazionale per la ripresa e la resilienza e la missione 4 del Pnrr include le misure implementate dal Mur che sono ovviamente orientate a ricerca e formazione. Entrambe hanno un’intrinseca componente internazionale, da cui non si può prescindere per assicurare sostenibilità di lungo periodo agli investimenti. Il Mur interviene nel contesto del Pnrr coerentemente per quanto di competenza. Innanzitutto, a supporto della ricerca e sviluppo, fra l’altro attraverso una riforma implementata congiuntamente con il Mise, che prevede da un lato la semplificazione della gestione dei fondi per la ricerca, e dall’altro un sostegno alla mobilità reciproca di figure di alto profilo. Non solo ricercatori, anche manager».

«A me piacerebbe ricordare un messaggio della ministra Messa e dare una concentrazione di risorse è inedita, sicuramente crea un interessante stress test per tutti, a partire da noi stessi. Una concentrazione di risorse della nostra ricerca che rispetti la massa critica, la capacità di creare impatto dalla ricerca e che soprattutto coinvolga le strutture già presenti nel nostro Paese, e fanno ricerche che cerchi di aiutarle a crescere, sia in termini di capitale umano. E qui mi posso riallacciare a quella necessità di competenze, a cui Stefano Firpo faceva riferimento, in termini di infrastrutture di ricerche, sia di capacità di influire sull’economia e sul benessere dei cittadini».

«Quali sono le parole chiave delle politiche che il Mur intende mettere in campo? Quali sono le persone a cui ci rivolgiamo? Studenti, docenti e ricercatori, personale tecnico e amministrativo. E cosa vogliamo fare per le persone? Migliorare il diritto allo studio, servizi, specializzazione, dottorati, mobilità, valorizzazione, ecc. Dal sistema cosa vogliamo? Vogliamo una risposta con un’alta massa critica, una valorizzazione dell’esistente, e per il sistema mettiamo in campo delle semplificazioni procedurali per accedere ai fondi per la ricerca e per la formazione».

«Spingiamo verso l’aggregazione di soggetti pubblici e privati, verso anche un’aggregazione interdisciplinare e intersettoriale e mettiamo a disposizione infrastrutture di ricerca all’avanguardia sia un po’ di ricerca ma anche di innovazione. Importante è l’ultimo punto, è quello di colmare i divari. Per quanto riguarda il divario territoriale, investendo almeno il 40% delle risorse nelle 8 regioni del Mezzogiorno».

«Per quanto riguarda il divario di genere ogni manifestazione di interesse deve includere la definizione di un piano operativo per la promozione delle pari opportunità di genere, almeno il 40% delle assunzioni e dei dottorati è destinato il genere femminile. L’integrazione della dimensione di genere nelle attività di ricerca e innovazione nei campi in cui appunto appropriato. E i partecipanti devono dotarsi durante il primo anno di Progetto di un bilancio di genere».

«Per quanto riguarda il divario generazionale, bisogna coinvolgere ricercatrici e ricercatori con almeno 10 anni dal dottorato, assegnare loro posizioni funzioni adatte a loro talento e anche responsabilità, oserei dire, adatte al loro talento e al loro livello di maturazione, alle loro capacità e leadership. Attrarre giovani ricercatrici e ricercatori dall’estero, in base alla qualità del loro curriculum scientifico. Ovviamente non possiamo e non dobbiamo prescindere dal creare attorno a queste persone un ambiente opportuno».

«Non parlo solo di capacità tecnico-scientifiche, ma anche di un ambiente sociale e quindi di prospettive di carriera. Ricordiamo infine anche la dimensione sociale su cui il piano genera un impatto, anche considerando le transizioni gemelle, come verde e digitale e il “Do not significant harm” già menzionato nell’intervento precedente».

«Le misure implementate dal Mur sono contenute in due componenti nella missione 4. La prima dedicata al potenziamento dell’offerta dei servizi d’istruzione, dagli asili nido all’università, con gli obiettivi elencati nella slide. Va menzionato l’ampliare le competenze scientifiche, tecnologiche e linguistiche degli studenti, degli insegnanti e dei docenti. Quindi è tutto il sistema che viene interessato. E riformare e aumentare i dottorati di ricerca garantendo una valutazione continua della loro qualità».

«Il tema centrale di tutte le iniziative del Mur è la formazione per una nuova classe di ricercatori con una visione di complessità e capacità di ricerca e innovazione responsabile. Abbiamo pensato alle seguenti quattro caratteristiche fondamentali, che la nuova classe di ricercatori deve cercare di curare: che sappiano passare da una formazione basata su skills specifiche all’acquisizione di competenze che garantiscono il saper fare, anche grazie ad attività laboratoriali collegamenti diretti fra formazione e impresa».

«Che abbiano una visione della complessità con i percorsi di dottorato, ma anche i corsi di laurea, che devono preparare ad analizzare i problemi complessi meno tecnici e più globali, come ad esempio il clima o la salute. Che abbiano capacità di confronto e di integrazione. I nuovi ricercatori devono abbandonare i modelli lineari di ricerca in cui l’unico attore è il ricercatore stesso che formula ipotesi e le testa sperimentalmente, verso modelli partecipati. In questo scenario tutti portatori di interessi che ruotano intorno ad un problema sono partner del ricercatore e condividono con lui le ipotesi, le sperimentazioni e l’analisi dei risultati».

«Questo processo, noto come ricerca e innovazione responsabile, garantisce un’analisi più critica e concreta del problema, una responsabilità diffusa nelle scelte, una maggiore applicabilità dei risultati. Inoltre, una caratteristica fondamentale per i nuovi ricercatori è che sappiano colmare il gap fra ricerca e innovazione, siano fortemente incoraggiati ad acquisire competenze per portare i risultati di una ricerca verso l’applicazione e la valorizzazione».

«Quindi in questo ambito il Pnrr prevede un investimento specifico per l’investimento 4.1 per l’introduzione di dottorati innovativi che rispondono ai fabbisogni di innovazione delle imprese e promuovono l’assunzione dei ricercatori dalle imprese. Quindi istituisce programmi di dottorato dedicati con il contributo e il coinvolgimento delle imprese».

«Per quanto riguarda la componente due, essa ha come obiettivi quelli di rafforzare la ricerca e favorire la diffusione di modelli innovativi per la ricerca di base e applicata, condotta in sinergia fra università, enti di ricerca e imprese. Sostenere i processi di innovazione e trasferimento tecnologico e potenziare le infrastrutture di ricerca e innovative, senza perdere di vista anche il valore del capitale umano per un utilizzo pieno dell’infrastruttura».

«Gli investimenti sistemici sui quali il Mur ha applicato recentemente delle linee guida. Il Mur ha pubblicato questo documento recentemente per fornire una visione sistemica della possibilità che questi Investimenti definiscono e facilitare l’orientamento dei proponenti in base alle loro strategie scientifiche e tecnologiche. Stiamo parlando di oltre 6 miliardi di euro per circa sessanta iniziative e i bandi usciranno da qui alla primavera 2022, quindi è un periodo molto concentrato. Tutti gli stakeholders, imprese incluse, sono chiamati ad uno sforzo veramente di sistema».

«Stiamo parlando di investimenti quali partenariati estesi, con una dotazione finanziaria di 1,6 mld di euro, i centri nazionali, gli ecosistemi dell’innovazione e le infrastrutture di ricerca e di innovazione. Consideriamo ora alcuni aspetti applicativi. La struttura di governance, per esempio, fatta eccezione per le infrastrutture di ricerca e innovazione, è basata su un sistema Hub&Spoke. Questi sono elementi già definiti nelle linee guida, ma che mi piaceva evidenziare. Abbiamo definito un soggetto proponente, che è il soggetto che sottopone al MUR la domanda di finanziamento chiamata manifestazione d’interesse».

«Abbiamo un soggetto attuatore, o Hub, che è un raggruppamento di soggetti pubblici o privati, e provvedono alla realizzazione degli investimenti previsti e che rendicontano al Mur. Questo è un sistema che presenta degli spoke che sono il soggetto esecutore, cioè il soggetto effettivamente coinvolto nella realizzazione del progetto e individuato dal soggetto».

«Ci sono delle differenze nelle attività del soggetto attuatore e del soggetto esecutore. Mentre il soggetto attuatore si occupa delle attività di gestione e di rendicontazione, dell’eventuale reclutamento di un program research manager, lo spoke, il soggetto esecutore, che fa la vera e propria attività di ricerca, che è individuato su specializzazione scientifica degli enti aderenti e poi può coinvolgere soggetti e in particolare deve garantire una certa massa critica e può assumere il personale di ricerca. Quello che volevo evidenziare è che è molto importante per noi la qualità dello spoke, individuato su specializzazione scientifica».

«Per i partenariati estesi, si tratta di partenariato che ha dentro soggetti pubblici e privati impegnati nella ricerca, altamente qualificati e internazionalmente riconosciuti. Questa narrativa che troverete appunto nelle linee guida è rivolta non solo ai partenariati estesi, ma anche agli altri investimenti sistemici. I partenariati estesi contribuiscono a rafforzare delle filiere nazionali per problemi da risolvere di ricerca fondamentale e applicata».

«I centri nazionali devono sviluppare ricerca di frontiera relativa ad ambiti tecnologici definiti dalle Ket. Sia per i centri nazionali, ma anche per i partenariati estesi, non dobbiamo assolutamente dimenticare la dimensione internazionale. Quindi noi immaginiamo che i soggetti che parteciperanno hanno una forte rete di relazioni internazionali, che utilizzeranno appunto per garantire al consorzio, alla Fondazione, al partenariato, centro di ricerca, una sostenibilità che proviene dal mercato di dimensione sovranazionale, che loro possono coinvolgere».

«Gli ecosistemi dell’innovazione è un investimento a carattere territoriale. Fra i soggetti interessati a questo investimento ci sono anche gli enti pubblici territoriali. Questi devono stimolare la creazione e la promozione dell’innovazione e della sostenibilità in un’area o in un territorio di riferimento. Anche qui, occorre sottolineare, anche se ho parlato esplicitamente di carattere territoriale, il Pnrr è molto chiaro nel richiedere una visione di dimensione internazionale all’ecosistema».

«Per quanto riguarda le infrastrutture di ricerca e di innovazione, esse sono delle strutture che rispondono: le prime, alla necessità della comunità scientifica, della società, del sistema produttivo e rappresentano un elemento per la competitività del sistema della ricerca nazionale; le seconde, sono in particolare più orientati a TRL medio-alti a fornire servizi tecnologici importanti al sistema produttivo, con un impatto diretto e indiretto sulla società».

«Qui mi soffermo volentieri sul ruolo dei privati, perché questo è il frutto di un intenso ragionamento che abbiamo fatto internamente. Avete visto nelle linee guida che sui partenariati estesi, quelli che hanno come target investimenti a TRL un po’ più basso, i soggetti privati devono entrare nel partenariato esteso a partire dalla sua costituzione. Possono ricevere finanziamenti ovviamente in coerenza con quelle che sono le regole della legge degli aiuti di Stato, quindi percentuali variabili a seconda del tipo di azione che si va a cofinanziare».

«Possono contribuire alle spese di funzionamento, ma noi ci aspettiamo che indirizzino le strategie del partenariato esteso di ricerca ed innovazione. Questo perché partecipano alla governance, quindi questo sarà uno degli elementi che valuteremo con attenzione. Quindi un coinvolgimento attivo sulle azioni del partenariato e alla governance stessa dei partenariati».

«Nei centri nazionali, il ruolo dei privati viene declinato con i soggetti privati che possono partecipare alla costituzione del Centro nazionale e che anche qui ricevono finanziamenti, partecipano alla governance. Questo elemento di partecipazione alla governance è un elemento trasversale, ovunque i privati decidano di partecipare o debbano partecipare».

«Per quanto riguarda gli ecosistemi dell’innovazione, anche qui abbiamo gli elementi distintivi detti in precedenza, quindi la partecipazione alla governance e la partecipazione alla costruzione dell’ecosistema dell’innovazione. Mentre per quanto riguarda le infrastrutture di ricerca, se si costituisce un nuovo consorzio di soggetti privati, questi possono entrare e partecipare anche qui nella governance».

«Interessante è il nostro obiettivo di investire su quello che chiamiamo infrastrutture tecnologiche di innovazione, qui abbiamo la creazione di veri e propri partenariati pubblico-privati con il 51% di capitale privato, che deve essere messo a disposizione, e anche qui ovviamente I privati partecipano alla governance, elemento che verrà valutato, possono condividere strumentazioni, decidono l’utenza prevista, i meccanismi di accesso degli utenti esterni».

«Sul sito del Mur è stato pubblicato un calendario, che ha appunto la finalità di facilitare l’orientamento dei proponenti, con una scala temporale precisa che definisca il calendario dei bandi, a valere sulle risorse del PNRR e anche sulle risorse ordinarie in capo al Mur. Quindi per ciascuno degli interventi programmati, da realizzarsi mediante selezione pubblica, sono indicati il mese previsto per la pubblicazione del bando e l’importo complessivo dello stesso. Nel calendario comunque evidenzio il fatto che c’è anche il bando in corso sul Fondo Italiano per la scienza».

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.