“La novità è nella struttura stessa del discorso, tutto valoriale ed emotivo, molto ‘di sinistra’”.
Alessandro De Angelis sulla Stampa commenta l’elezione di Schlein e parla di difficile sintesi tra palco e realtà: “Dà l’idea – scrive – di una certa freschezza rispetto a un partito ossificato negli anni e logorato dal governismo fino a smarrire la propria identità.
Il Pd di Elly Schlein è un’altra cosa rispetto all’idea fondatrice: tenere insieme riformismo e radicalità, innovando le culture novecentesche che ne diedero vita.
Però l’insediamento dell’outsider non restituisce, almeno per ora, l’idea di una proposta organica perché tutti i titoli elencati, in termini valoriali, non hanno ancora trovato una declinazione, in termini di iniziativa politica”.
Per Schlein, osserva De Angelis, “il rinnovamento antropologicamente incarnato si misura almeno su un paio di terreni che, per ora, rappresentano un’incognita.
Il primo riguarda quale gruppo dirigente Elly Schlein vorrà costruire, ovvero i margini di autonomia che avrà la neo-segretaria nel perseguire l’annunciata ‘estirpazione’ dei capibastone e, con essi, delle logiche correntizie che hanno fagocitato una serie infinita di segretari. Nella sua elezione nei gazebo c’è un’aspettativa rottamatoria.
Nei primi atti c’è la preoccupazione di perdere pezzi rispetto agli equilibri interni: non solo l’elezione di Stefano Bonaccini alla carica di presidente, ma anche la rinuncia a indicare all’assemblea capigruppo e segreteria creano un primo iato tra anelito al rinnovamento e negoziato tra le correnti, già particolarmente vivace.
Il secondo è l’Ucraina, cui sono dedicati solo due minuti del discorso, dalle 13,20 alle 13,22, non il centro strutturato della relazione. La sua ragione sociale, e un pezzo di chi l’ha sostenuta, chiede un disimpegno a Kiev.
E il nodo resta tutto da sciogliere: se il suo Pd coniugherà opposizione e interesse nazionale oppure se, nel tempo, anteporrà l’opposizione all’interesse nazionale, mettendo in discussione la cornice stessa, nell’ambito di una competizione a sinistra con Giuseppe Conte. Dalla ‘Nuvola’, grande metafora esistenziale, non è ancora uscito il nuovo Pd” conclude De Angelis.
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