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Il report T. Rowe Price: la recessione in Europa è sempre più probabile e sarà più profonda delle attese | Lo scenario

Secondo quanto evidenziato da un report di T. Rowe Price, a cura del chief european economist Tomasz Wieladek, «l’eurozona è stata colpita da una serie di forti shock macroeconomici, ma i policymaker della Bce, incoraggiati dai dati dell’economia reale, prevedono che l’UE crescerà dello 0,5% nel 2023. Non sono d’accordo: a mio avviso, la combinazione di distorsioni della catena di approvvigionamento, di shock dei prezzi dell’energia, di un calo storico dei salari reali e di una rapida stretta monetaria causeranno probabilmente una contrazione dell’economia dell’eurozona di circa l’1%».

«L’attuale rallentamento dell’eurozona è iniziato con le distorsioni della catena di approvvigionamento dovute alla pandemia di coronavirus. Una carenza di semiconduttori ha poi reso progressivamente più difficile la produzione di beni manifatturieri sofisticati. I container sono rimasti bloccati nei posti sbagliati, quintuplicando i costi di spedizione in tutto il mondo e allungando significativamente la consegna di sottocomponenti cruciali, gravando sulle catene di approvvigionamento».

«L’aumento dei prezzi del gas a partire dalla metà del 2021 ha poi esacerbato il problema dell’approvvigionamento, dato che gran parte dell’industria europea fa affidamento su una fornitura di energia affidabile e a basso costo. Infine, la guerra in Ucraina e le relative oscillazioni dei prezzi del gas della scorsa estate hanno provocato uno shock energetico senza precedenti nella zona euro. Questi shock dell’offerta da soli» sottolinea l’analista «sarebbero normalmente sufficienti a innescare una recessione lieve o tecnica, ma hanno avuto conseguenze importanti anche sulla domanda nell’Eurozona».

«Lo shock dei prezzi dell’energia e la domanda repressa di alcuni servizi hanno provocato» prosegue «un’impennata dell’inflazione e i salari hanno faticato a tenere il passo. Di conseguenza, i salari delle famiglie dell’eurozona si stanno riducendo al ritmo più rapido mai registrato. Sebbene alcune famiglie abbiano accumulato una riserva di risparmi durante la pandemia, questa è stata distribuita in modo diseguale, il che significa che l’effetto netto della riduzione dei redditi disponibili è probabilmente un calo dei consumi».

«Allo stesso tempo, la Bce ha iniziato a inasprire la politica monetaria in risposta all’aumento dell’inflazione, aumentando il tasso di deposito al ritmo più rapido dalla nascita dell’eurozona. L’ultima indagine della BCE presso gli istituti di credito indica che le condizioni di credito per le famiglie sono già peggiorate più di quanto non abbiano fatto durante la crisi del debito. Le condizioni monetarie nell’eurozona si stanno rapidamente inasprendo ed è probabile che il PMI manifatturiero europeo continui a diminuire nei prossimi sei mesi. La fiducia dei consumatori è ancora più debole del PMI, il che suggerisce che il calo della domanda dovuto alla riduzione del reddito disponibile e alla stretta monetaria apparirà nei dati dei prossimi tre-sei mesi».

«Questi ulteriori sviluppi negativi» afferma l’analista «probabilmente esacerberanno lo shock dei prezzi dell’energia e spingeranno l’eurozona verso una recessione consistente. Nonostante ciò, i policymaker della BCE sono fiduciosi che la prossima recessione sarà solo lieve. Le ragioni sono molteplici. Le catene di approvvigionamento, ad esempio, si stanno normalizzando più velocemente del previsto. Questo ha portato a una produzione automobilistica e industriale superiore alle attese nel terzo trimestre del 2022».

«I prezzi dell’energia sono scesi rapidamente, il che ha fatto aumentare la fiducia dei consumatori e delle imprese. Allo stesso tempo, i dati dell’economia reale si sono dimostrati più resilienti del previsto. Il principale contributo alla crescita dell’eurozona nel terzo trimestre è stata la domanda interna, che ha più che compensato l’impatto negativo della debolezza delle esportazioni. Tuttavia, i sondaggi» evidenzia il report di T. Rowe Price «suggeriscono che la forza della domanda interna è solo temporanea. Sebbene la riduzione dei prezzi dell’energia possa favorire un rimbalzo della fiducia e dell’attività nel breve periodo, soprattutto grazie a un clima migliore del previsto, la sfida economica a lungo termine rappresentata dall’aumento dei prezzi del gas rimane».

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