Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

[Lo scenario] La recessione dietro l’angolo, le previsioni di Goldman Sachs

“Le incognite in gioco sono molte. Ma non solo, per la maggior parte sono difficili da quantificare. In un mondo che improvvisamente sembra essersi ristretto, i prossimi sviluppi della guerra in Ucraina, le decisioni che saranno prese dalla Nato e le mosse delle banche centrali determineranno la direzione che prenderanno l’economia europea e quella Usa, mentre il rischio recessione sta diventando sempre più concreto”.

Lo sostiene Daan Struyven, managing director di Goldman Sachs.

La globalizzazione corre ancora per ora

“Prima di tutto bisogna definire cosa si intende per globalizzazione, ossia la crescita della circolazione transfrontaliera di beni, capitali, persone e tecnologie, dati e idee. Quando parliamo di de-globalizzazione dobbiamo quindi specificare a quale aspetto ci riferiamo. Per quanto riguarda il commercio globale di merci, dato dalla somma delle importazioni e delle esportazioni, si può osservare un calo di 4 punti percentuali come quota del pil globale dal picco del 2008 al 47%, nonostante un rapido rimbalzo nel 2021. Mentre il commercio globale è aumentato del 35% in valore e del 30% in volumi dal 2008, il pil mondiale è cresciuto infatti più rapidamente” spiega l’analisi a a Milano Finanza. 

La globalizzazione rallenta per le scelte della Cina

“Il maggiore driver del declino è un calo di 28 punti percentuali della quota commerciale della Cina dal 2006, perché una percentuale maggiore di prodotti viene ora prodotta in patria. In sostanza la globalizzazione ha subito un rallentamento. Se guardiamo invece ai flussi di capitali, gli investimenti diretti e quelli in azioni sono nettamente diminuiti in relazione al pil mondiale dalla metà degli anni 2000, sebbene l’ammontare di investimenti transfrontalieri abbia continuato a crescere.

Anche le scorte sono rimaste più o meno stabili rispetto al pil globale nell’ultimo decennio, dopo 15 anni di rapida crescita. Infine, per quanto i flussi migratori netti nelle economie avanzate, c’è stato un calo negli ultimi dieci anni, ma la quota di popolazione nata all’estero è aumentata. Inoltre se la pandemia ha frenato l’immigrazione, è probabile che i flussi verso i Paesi europei siano destinati a salire, visto che 4,9 milioni di persone sono fuggite dall’Ucraina negli ultimi tempi”. 

Recessione in bilico 

“L’impatto è diverso nelle due aree. In base alle nostre stime, infatti, un aumento di 10 dollari al barile del prezzo del petrolio riduce la crescita 2023 di 0,1-0,15 punti percentuali negli Stati Uniti e di 0,15 punti percentuali nell’area euro. Negli Usa le conseguenze sono minori per due ragioni, perche’ da un lato sono essi stessi produttori di petrolio e dall’altro perché i settori a intensità di energia (energy-capex) salgono quando il prezzo aumenta, sebbene la maggiore attenzione ai temi Esg negli ultimi cinque anni li abbia ridimensionati. L’elefante nella stanza è però il gas, il cui prezzo è salito in maniera sproporzionata in Europa, più che negli Usa, che sono meno dipendenti dall’estero. Se poi dovesse esserci un blocco delle importazioni di gas dalla Russia, l’Europa potrebbe andare incontro a una recessione. Non è per ora nel nostro scenario di base, ma potrebbe accadere”. 

I rischi dell’America

“In sintesi, la probabilità di recessione in America è a nostro avviso del 15% nei prossimi 12 mesi e del 35% in 24 mesi. Il mercato del lavoro è in una fase di surriscaldamento, perché la domanda è molto più elevata dell’offerta, con un conseguente impatto sull’aumento dei salari e quindi dell’inflazione. Per la Fed è molto difficile ristabilire l’equilibrio, evitando il pericolo di frenare troppo l’economia o addirittura farla entrare in recessione. Nel breve termine, nei prossimi tre-sei mesi, il rischio è contenuto, ma è maggiore nel medio termine”. 

I rischi dell’Europa

“In Europa la situazione è opposta. Sul mercato del lavoro sia in Italia che in Spagna la domanda è minore dell’offerta e non c’è quindi la spinta all’incremento dei salari, ma i rischi di recessione sono più forti nei prossimi tre-sei mesi per l’impatto della guerra in Ucraina, l’aumento della quotazione del gas e una possibile interruzione delle forniture dalla Russia. L’Italia e la Germania sono i Paesi più vulnerabili, rispetto per esempio a Francia e Spagna, a un’interruzione delle forniture di gas dalla Russia. Se ciò non dovesse avvenire, in Italia il Pnrr potrebbe dare un forte stimolo agli investimenti pubblici e privati. Naturalmente gli sviluppi della guerra sono il fattore imponderabile che condizionera’ la crescita del pil”.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.