“I mai scomparsi nemici del mercato e della libera impresa hanno trovato nella pandemia un’ottima occasione per venire all’incasso”.
Lo afferma sul Corriere della Sera Angelo Panebianco, che divide i suddetti in due categorie: quella dei lucidi e quella degli inconsapevoli.
“I lucidi sanno benissimo che più cresce la presenza dello Stato nell’economia più cresce anche il tasso di autoritarismo in tutti gli altri ambiti della vita sociale”.
“Nessuna delle principali varianti del capitalismo di Stato (né quella russa né quella cinese) coesiste con la democrazia nel senso occidentale del termine. Poi ci sono gli inconsapevoli, quelli che credono che sia possibile restringere le libertà economiche senza che ciò pregiudichi il godimento delle libertà politiche e civili. Ma se si sopprime o si limita la libertà politica farà una brutta fine anche quella economica. E viceversa”.
“Oggi la spinta esercitata dallo «spirito del tempo» ha creato condizioni tali per cui anche molti che apprezzano il valore del mercato sembrano rassegnati di fronte all’incombente ondata statalista e si preoccupano solo di limitare nel tempo gli inevitabili danni che questa porterà. Ma se c’è una forte crescita dell’intervento pubblico, se lo Stato diventa azionista di tante imprese – avverte Panebianco – si formano immediatamente fortissimi interessi tesi alla difesa del (nuovo) status quo”.
“Dopo di che tornare indietro non è più possibile, oppure lo è soltanto per effetto di durissime battaglie politiche. E poi non c’è solo il fatto che è molto difficile limitare nel tempo l’intervento. E’ difficile anche circoscriverne l’ampiezza. Chi decide (se non la politica nella sua piena discrezionalità) quali siano le imprese strategiche in cui l’intervento pubblico sia reso necessario in vista della tutela dell’interesse nazionale e quali no? Immaginare il peggio – conclude Panebianco – aiuta, a volte, ad evitarlo”.








