Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

La guerra fa paura ma la Bce non vede la tempesta, Lagarde frena gli allarmismi | Lo scenario

La Bce tiene il dito sul grilletto, ma per ora non spara.

Christine Lagarde si presenta davanti alla commissione Affari economici del Parlamento europeo con il consueto repertorio di prudenza e fermezza: nessun allarme rosso, ma nemmeno il rompete le righe.

Significa che Francoforte resta in guardia contro l’inflazione e, se necessario, è pronta a intervenire ancora sul costo del denaro.

La domanda che aleggia nell’aula è semplice: la guerra in Medio Oriente, con il coinvolgimento dell’Iran e le inevitabili tensioni sui mercati energetici, potrebbe costringere la Bce a rialzare nuovamente i tassi?

Lagarde non chiude la porta.

Anzi, la lascia socchiusa.

“Siamo fiduciosi che con una politica monetaria adeguata l’inflazione tornerà al livello obiettivo”, spiega.

Un modo elegante per ricordare che la banca centrale dispone ancora di strumenti e che, se i prezzi dovessero riprendere la corsa, Francoforte non resterà a guardare.

La presidente dell’Eurotower, tuttavia, evita accuratamente di alimentare scenari apocalittici.

La situazione, spiega, è diversa da quella vissuta nel 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina.

Allora l’economia europea usciva dalla pandemia con catene di approvvigionamento inceppate, liquidità abbondante e squilibri accumulati durante l’emergenza sanitaria.

Oggi il quadro è meno fragile.

L’inflazione era già vicina all’obiettivo e le politiche economiche non sono più espansive come allora.

Insomma, il petrolio corre, l’energia torna a fare paura e la guerra resta una minaccia per la stabilità dei prezzi.

Ma non siamo ancora davanti a uno tsunami.

“Finora non vediamo alcuna prova di un disancoraggio delle aspettative di inflazione o di effetti di secondo ordine”, sottolinea Lagarde.

È il passaggio più importante dell’audizione.

Perché significa che famiglie, imprese e mercati non stanno ancora scommettendo su una nuova stagione di rincari fuori controllo.

La Bce, dunque, osserva e aspetta.

Come un vigile che presidia un incrocio complicato: la mano è pronta a sollevarsi, ma il traffico continua a scorrere.

Certo, se l’inflazione dovesse allontanarsi in modo persistente dal bersaglio del 2%, la reazione sarebbe inevitabile.

In quel caso i tassi potrebbero tornare a salire e la stretta monetaria diventare più severa.

Ma oggi non è questo lo scenario prevalente.

Anche perché le stime dell’Eurotower raccontano una storia meno drammatica di quella che spesso domina il dibattito pubblico.

L’inflazione viene vista in progressivo rallentamento: 3% nel 2026, 2,3% nel 2027 e 2% nel 2028.

Una discesa lenta ma costante verso il traguardo fissato dalla Bce.

E sul fronte della crescita, altro terreno fertile per i profeti di sventura, i numeri non parlano di recessione.

Le previsioni indicano un aumento del Pil dell’eurozona dello 0,8% nel 2026, dell’1,2% nel 2027 e dell’1,5% nel 2028.

Non sono cifre da tigre asiatica, ma nemmeno da malato terminale.

Tanto che la stessa Lagarde sente il bisogno di precisare l’ovvio: una crescita dello 0,8% “non è stagnazione”.

In realtà l’economia europea continua a muoversi, seppure con il passo prudente di chi attraversa un campo minato geopolitico.

La manifattura, settore che per mesi è sembrato il grande malato del continente, ha trovato un sostegno importante negli investimenti e nelle commesse legate alla difesa.

La nuova corsa al riarmo europeo, imposta dal deterioramento del quadro internazionale, ha finito per offrire ossigeno a molte filiere industriali che altrimenti avrebbero sofferto molto di più.

Resta però un equilibrio delicato.

Lagarde lo ripete più volte.

I rischi per l’inflazione restano orientati verso l’alto, mentre quelli per la crescita puntano verso il basso.

L’accordo di pace in Medio Oriente è una buona notizia, ma nessuno a Francoforte è disposto a stappare lo champagne.

La situazione, osserva la presidente della Bce, resta fragile e una nuova escalation non può essere esclusa.

Ecco perché il messaggio finale dell’audizione è insieme rassicurante e severo.

L’economia europea non è in recessione.

L’inflazione, pur sotto pressione per effetto delle tensioni energetiche, appare ancora sotto controllo.

Ma la Bce non intende abbassare la guardia.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.