La cultura manageriale che si è sviluppata nelle Aziende Sanitarie rappresenta il vero antidoto a qualsiasi ritorno al passato

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su email

L’esperienza del Covid-19 ha cambiato le nostre vite, a tutti i livelli. I servizi sanitari sono stati costantemente al centro della attenzione, nel bene e nel male, a volte nell’occhio di un ciclone che ha spazzato via certezze, ma ha offerto anche ampi squarci di futuro, per chi vuol vederli. Molte cose che ci sembravano impossibili sono state, di colpo, a portata di mano. Siamo stati capaci, per esempio, di passare nell’arco di pochi giorni, a volte di qualche ora, dalla progettazione alla operatività, o di rispondere con modalità innovative ai nuovi bisogni di prevenzione, cura ed assistenza che via via si proponevano.

Tutto questo è stato possibile anche perché nelle Aziende sanitarie in questi anni è cresciuta la cultura della responsabilità ‘manageriale’, al punto da mettere a disposizione del SSN squadre di top e middle manager in grado di sostenere pressioni notevoli mantenendo la barra su decisioni appropriate, assunte con coraggio e consapevolezza del rischio di commettere errori. Il sistema ha retto grazie alla velocità di risposta delle Aziende, che hanno dimostrato in questa crisi una grande capacità gestionale e amministrativa e sono state protagoniste di una straordinaria esperienza di change management, di adattamento e trasformazione che nessun altro comparto ha potuto sperimentare, costruendo situazioni che opportunamente valorizzate e sistematizzate rappresentano un patrimonio immenso per il SSN e per quanti hanno compreso la necessità di uscire da questa crisi rinnovati.

Ora si apre una nuova fase e arrivano nuove risorse. Dopo anni di razionamento che lo hanno reso sicuramente più leggero (forse troppo), il SSN si appresta a ricevere 8,5 miliardi di euro nel 2020. E ci auguriamo che arrivino anche i 36 miliardi del MES, assolutamente necessari per rimettere il sistema in linea con i nuovi bisogni di prevenzione, cura ed assistenza, anche dopo la chiusura positiva della trattativa sul Recovery Fund.

Gestire nel migliore dei modi questa nuova fase, trasformandola nell’inizio di un ciclo di rinnovamento, richiede visione e competenze sulle scelte allocative e organizzative. La pandemia ci ha lasciato alcuni messaggi chiari, dei quali è utile tener conto. In primo luogo una grande capacità di flessibilità e adattamento del sistema, mai riscontrata prima, emersa come una caratteristica propria delle Aziende sanitarie, pur in un contesto che non disponeva di ampi margini di elasticità, vista la significativa riduzione della disponibilità di scorte negli ultimi due decenni.

Quindi la conferma del ruolo fondamentale della assistenza territoriale, per le attività di contact tracing, certamente, ma anche per la gestione dei pazienti a domicilio, elemento di particolare interesse per il SSN del futuro. Un terreno sul quale bisognerà sviluppare un approccio più proattivo, puntando ad un forte potenziamento della continuità assistenziale e della integrazione socio-sanitaria. La sicurezza ha riconquistato una sua centralità. I nostri ospedali sono ora più sicuri, per pazienti ed operatori, dobbiamo consolidare gli effetti di questa operazione ed estenderli a tutte le strutture sanitarie.

Ancora, l’allentamento delle barriere professionali e disciplinari ha consentito di rimettere in discussione e riconfigurare alcuni assetti organizzativi e processi produttivi. Infine, l’importanza di una azione di sistema, in grado di garantire interventi integrati e coordinati da parte di tutti gli attori, privati compresi, con la crescita delle holding regionali che, quando ben utilizzate, hanno dato vita a squadre straordinarie di manager. Un elemento, questo, che andrebbe tenuto presente nella riflessione sulla governance della sanità italiana.

Proviamo a tracciare, quindi, alcuni percorsi che privilegiano una visione del futuro incentrata su un approccio squisitamente manageriale, al riparo da qualunque tentazione di ritorno al punto di partenza.

  1. Per un certo periodo, sicuramente non breve, il coronavirus sarà endemico, quindi non si può pensare di smantellare tutto ciò che si è messo in piedi nella fase più acuta della pandemia. Separazione dei percorsi, appropriatezza delle tecnologie, sicurezza dei pazienti e degli operatori dovranno orientare la revisione delle dotazioni strutturali e tecnologiche, in un’ottica di flessibilità e adattabilità all’emergenza.
  2. È necessario garantire al più presto il ritorno ad una assistenza appropriata per le patologie no-Covid, spesso dimenticate nella fase acuta della epidemia. Non è più accettabile la divisione dei modelli di cura tra ospedale solo per acuti e servizi territoriali solo per cronici. Dobbiamo tracciare i pazienti con appositi cruscotti, in grado di mettere insieme i setting di cura fra ospedale e domicilio, utilizzare la telemedicina per seguire il malato a casa e superare definitivamente i confini, non più adeguati, tra ospedale e territorio, prevedere nuove forme e modalità di accessibilità alla prevenzione, alla cura e alla riabilitazione.
  3. La filiera della prevenzione ha mostrato per intero la sua inadeguatezza durante l’emergenza, con rare eccezioni. La nuova sfida del tracing dei pazienti può e deve essere utilizzata per ricomporre le divaricazioni tra prevenzione e cure primarie sul territorio, disegnando un nuovo modello di presa in carico orientato al people management e alla indispensabile coerenza tra i vari setting di cura, pur nella diversità degli stessi.
  4. Un elemento che interessa trasversalmente il sistema riguarda la promozione dell’utilizzo diffuso e sistematico delle tecnologie digitali, il potenziamento della telemedicina e del controllo dei pazienti da remoto, la demateralizzazione, l’integrazione dei sistemi informativi, i servizi on line per semplificare l’accesso ai servizi e favorire la condivisione delle informazioni sulla storia clinica del paziente tra i professionisti sanitari.
  5. C’è un grande bisogno di rendere stabile la semplificazione dei processi decisionali, in maniera da consolidarne la maggiore tempestività ed efficacia. Bisogna riconoscere, analizzare, comprendere e valorizzare tutti gli spazi di innovazione aperti durante la fase acuta della epidemia e promuoverli sul campo. Un esempio di questa opportunità lo troviamo nelle innovazioni introdotte da alcune norme di rottura sull’immissione del personale nel sistema, con l’inserimento di neolaureati, specializzandi, rientro di personale in quiescenza, investimento sul territorio sugli infermieri e sui professionisti della prevenzione, flessibilità interspecialistica.

In conclusione, la stagione del rilancio richiede una forte consapevolezza che tutto non deve ritornare come prima. Dobbiamo apprendere da errori, inadeguatezze e rigidità del sistema evidenziati dalla epidemia, farne tesoro e modificare quanto necessario per non ritornare al punto di partenza.

Le Aziende sanitarie sono lo spazio ideale per il rinnovamento, e la cultura manageriale che in esse si è sviluppata rappresenta il vero antidoto a qualsiasi ritorno al passato e la risorsa essenziale per costruire il futuro utilizzando al meglio le risorse disponibili.  Le prossime misure di finanziamento del SSN vanno utilizzate per creare margini di elasticità e flessibilità del sistema e ripensare in modo non residuale l’assistenza territoriale. Il rilancio del SSN non ha bisogno di finanziare opere o infrastrutture, ma di associare questi investimenti ad un nuovo disegno di servizi e organizzazioni, rendendoli più flessibili e più proattivi e capaci di gestire emergenze e cambiamenti. Non possiamo, e non dobbiamo, ritornare a logiche di programmazione centralista e di investimenti a pioggia.

La presenza di una classe di management pubblico diffuso all’interno del Sistema Sanitario, che ha garantito in tutti questi anni la tenuta del sistema, è la garanzia che la stagione post-pandemia possa essere una opportunità colta fino in fondo per il rilancio del Paese, per un autentico rinnovamento e per il rafforzamento della sua classe dirigente.

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.