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La crisi del settore auto: Stellantis e Volkswagen tagliano posti di lavoro | Lo scenario

Stellantis offre una “via d’uscita” a circa 15.000 lavoratori italiani e oltre 500 avrebbero già accettato.

Come ha riportato il Corriere della Sera, il gruppo guidato da Carlos Tavares lo scorso 3 novembre ha inviato una comunicazione tramite email a circa 15.000 dipendenti italiani, chiedendo se sono interessati a lasciare l’azienda in modo da poter seguire “nuovi progetti professionali o personali”, offrendo soluzioni per aderire alla cosiddetta “clausola di sicurezza”, un’iniziativa che non richiede alcun intervento da parte dei sindacati.

L’incentivo, scrive MF-Milano Finanza, sarebbe calcolato diversamente per ciascuna persona in base all’anzianità e all’età, a cui deve essere aggiunto un ulteriore indennizzo, e i dipendenti possono accettare o rifiutare l’offerta entro il 31 dicembre.

Secondo fonti sindacali, fino ad oggi sono circa 500 i lavoratori di Stellantis che hanno accettato l’esodo con gli ultimi piani, mentre gli effetti di questa nuova proposta verranno quantificati nelle prossime settimane e a fine anno.

Ma è probabile che molti altri, dato che il gruppo arriva a mettere sul piatto anche 150 mila euro lordi a seconda dei casi, scelgano di dire sì.

Dopo aver concluso a ottobre un accordo sindacale che ha rivisto gli incentivi per future uscite volontarie coinvolgendo 2.000 dipendenti italiani, Stellantis offre nuovi incentivi all’esodo con un programma chiamato “Costruisci il tuo futuro”.

L’offerta è composta da “un incentivo in base all’età”, da “ulteriori 3 mensilità prevista dall’accordo del 13 ottobre 2023” e da “indennità di mancato preavviso”, come si legge nel testo con cui Stellantis propone l’esodo.

Inoltre “andranno poi aggiunte le ulteriori competenze di fine rapporto” e si “avrà diritto alla Naspi secondo le condizioni previste dalla legge”, specifica l’azienda ai propri dipendenti.

“Solo dagli uffici di Torino, nel 2022, 350 dipendenti hanno già lasciato, approssimativamente lo stesso numero dell’anno precedente, a cui si aggiunge la chiusura totale dello stabilimento di Grugliasco messo in vendita online”, segnalano gli analisti di Banca Akros, confermando il rating accumulate e il target price di 21 euro sul titolo della casa automobilistica.

“Stimiamo che Stellantis abbia circa 45.000 dipendenti in Italia e l’offerta fatta il 3 novembre coinvolge quindi fino a un terzo dei dipendenti italiani”, spiegano gli esperti, concludendo che per il titolo “la notizia è neutra”.

Che la transizione verso l’elettrico porti cambiamenti non è una novità e mentre Stellantis mira a ridurre il suo attuale personale anche per poter assumere figure professionali più adatte a lavorare con le auto elettriche, al contrario Ferrari ha annunciato ieri 250 nuove assunzioni entro i primi sei mesi del 2024.

Un segnale del fatto che l’auto di lusso vive una fase completamente diversa.

A dimostrarlo è anche quello che accade in Germania, dove anche Volkswagen potrebbe tagliare posti di lavoro tra il personale amministrativo nell’ambito di un piano di misure di risparmio e riduzione dei costi per 10 miliardi di euro da attuare entro il 2026.

A riferirlo è il quotidiano Handelsblatt, citando report interni all’azienda.

Nel dettaglio i costi del personale amministrativo dovranno essere ridotti di un quinto entro il 2026.

Volkswagen impiega quasi 40.000 dipendenti amministrativi, probabilmente troppi anche secondo gli esperti di Citi: “Volkswagen ha bisogno di un cambio di mentalità, deve tagliare le spese e trovare partner per accelerare il cambiamento e razionalizzare marchi e modelli per una transizione più riuscita verso i veicoli elettrici”.

Il momento storico per i lavoratori dell’auto è complesso e lo dimostra anche quello che sta accadendo negli Usa dove le tre grandi case automobilistiche sono ancora alle prese con i postumi dell’ultimo sciopero.

I lavoratori della produzione della Ford iscritti all’Uaw a Louisville e negli stabilimenti di autocarri del Kentucky hanno votato contro la proposta di un contratto di quattro anni e mezzo con aumenti salariali, così come avevano fatto i lavoratori dell’impianto di assemblaggio di Flint di General Motors.

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