Su Repubblica Stefano Folli sostiene che la campagna elettorale sia già iniziata e che, per il momento, l’agenda politica venga dettata dalla destra securitaria, capace di collegare criminalità, immigrazione e disagio sociale in un’unica rappresentazione della minaccia.
Il caso del gioielliere Roggero e la morte di Abderrahim Fakir a Bologna diventano così episodi simbolici di una domanda crescente di ordine e repressione, sostenuta da una parte rilevante dell’opinione pubblica anche a costo di accettare forzature dello Stato di diritto.
Secondo Folli, questa linea apre però una frattura non soltanto tra maggioranza e opposizione, ma anche nel centrodestra.
Fratelli d’Italia e Lega possono trarre vantaggio dalla radicalizzazione del tema della sicurezza, mentre Forza Italia, nella linea di Tajani e Marina Berlusconi, non avrebbe interesse a inseguire posizioni sempre più estreme.
L’autore critica in particolare le proposte che trasformerebbero la legittima difesa in un diritto di vendetta, consentendo di colpire l’aggressore anche quando il pericolo non è più attuale.
Per Folli, le regole dello Stato di diritto non possono essere piegate alla pressione elettorale esercitata da Vannacci e Salvini.
Resta quindi da capire se Giorgia Meloni accetterà di spostare l’intera coalizione su questa linea o se riuscirà a mantenere una propria autonomia politica.
Conclude osservando che la corsa verso il 2027 è appena cominciata e che non è ancora scontato che il centrodestra finisca per seguire integralmente l’agenda imposta dall’asse Vannacci-Salvini.








