L’Italia è uno dei paesi fondatori della moderna umanità. I suoi 2500 anni di storia, iniziata con la nascita di Roma, hanno dato un sostanziale contributo allo sviluppo di un’era moderna che ha visto nel Rinascimento il suo punto più elevato per creatività. Ma il nostro passato non ci garantisce il nostro futuro. Il nostro futuro dipende dalle scelte che faremo oggi. I piani di ripartenza per il superamento della pandemia costituiscono per gli Stati Uniti, l’Europa e soprattutto per l’Italia una grande opportunità, potremmo dire l’ultima opportunità per continuare ad essere un Paese Moderno e Sostenibile.
Noi viviamo oggi – per scelte errate del passato o per la scelta di non scegliere – sotto il peso di tre grandi rischi che potrebbero generarne un quarto. Il primo rischio è quello della longevità. Paradossalmente l’essere uno dei popoli più longevi costituisce, alle condizioni attuali, un rischio. Noi siamo già oltre la terza età, stiamo convivendo con la quarta età ossia quella che va dai 75 anni in su e che fortunatamente arriva verso i novanta anni. Ma la quarta età comporta una domanda di assistenza sanitaria e sociale molto elevata che la sola pensione media non riesce a garantire. La longevità quindi determinerà un incremento della spesa sanitaria nel futuro. Il secondo rischio è quello della deindustrializzazione.
Negli anni sessanta, a solo 20 anni dalla fine della seconda guerra mondiale, avevamo posizioni di leadership nella chimica, meccanica, nelle infrastrutture ma soprattutto vi era una visione. Oggi siamo ancora leader in alcuni settori manifatturieri ma siamo in ritardo sulla competizione digitale. L’economia digitale può rappresentare l’opportunità di generare un secondo Rinascimento italiano perché essa non richiede materie prime ma idee, competenze, fantasia, intelligenza. L’economia digitale può rappresentare un progetto trainante del futuro del nostro Paese. Il terzo rischio è quello della denatalità che tuttavia è legato ai precedenti.
Una popolazione che invecchia rapidamente ed un tasso di natalità pari a zero o addirittura negativa determinano conseguenza chiare e visibili:
- un gap previdenziale crescente ossia fra 10 o venti anni chi verserà i contributi per sostenere il sistema pensionistico?
- determina una minore domanda di beni di consumo ed una maggiore domanda di medicine e assistenza come detto in precedenza. Minori consumi si traducono in minor crescita della domanda e quindi minor crescita del prodotto interno lordo e quindi un peggioramento del rapporto debito pubblico/pil;
- una allocazione dei risparmi inefficiente. La massa enorme di liquidità detenuta a scopo precauzionale sui conti correnti ne è un esempio non transitorio ma strutturale. L’enorme ricchezza degli italiani non contribuisce allo sviluppo economico.
- Il quarto rischio potenziale in uno scenario di crisi sociale ed economica è una deriva autoritaria.
Se invertiamo l’ordine dei rischi e li analizziamo come opportunità possiamo intravedere un percorso per il futuro.
Il Recovery Plan affronta il tema della inclusione femminile nel mondo del lavoro: questo è il tema centrale del nostro futuro. La creazione dei presupposti della inclusione femminile nel mondo del lavoro, la creazione di una infrastruttura sociale come gli asili nido e una modularità degli orari, il sostegno al lavoro giovanile, il sostegno per l’acquisto della prima casa, migliori condizioni di accesso al mercato del lavoro possono determinare il superamento del timore dei giovani di generare figli e quindi riportare il tasso di natalità in positivo.
Semplicemente quindi nell’arco di una o due generazioni si metterebbe in moto un circolo virtuoso. Più figli vogliono dire più domanda prospettica di beni e servizi, migliore allocazione del risparmio, più partecipazione al sistema pensionistico, maggiori risorse per far fronte alla longevità, maggiore coesione sociale ed coesione intergenerazionale. Più figli si traducono in maggiori intelligenze digitali e quindi un maggiore contributo alla domanda ed offerta di innovazione, maggiore propensione alla imprenditorialità, maggiori opportunità di crescita. Un tasso di natalità negativo nel lungo termine non è sostenibile. Il futuro del nostro Paese dipenderà quindi dalla capacità di includere le donne nel mondo del lavoro e di costruzione di asili.
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