Il peso dell’artigianato nell’economia siciliana
Il calo demografico e la difficoltà nel reperire giovani lavoratori stanno diventando un problema strutturale per il sistema produttivo siciliano. A evidenziarlo è il report dell’Osservatorio Mpi di Confartigianato, intitolato “Focus lavoro 1 maggio”, che analizza il mercato del lavoro regionale e le difficoltà delle imprese artigiane nel trovare personale qualificato.
In Sicilia il comparto artigiano coinvolge 131.347 lavoratori, pari al 15,8% dell’occupazione complessiva regionale. Inoltre il settore genera il 7,2% del valore aggiunto regionale e contribuisce per il 4,6% al valore aggiunto dell’artigianato italiano. Più della metà degli addetti, 68.371 lavoratori, corrispondente al 52,1%, è costituita da dipendenti.
La difficoltà nel trovare personale specializzato
Nonostante il peso economico dell’artigianato, le imprese siciliane faticano sempre di più a reperire personale. Nel 2025 sono previste 31.570 nuove entrate, ma 16.720 posizioni risultano difficili da coprire, pari al 53% del totale.
Il dato supera di 11 punti percentuali la media generale del mercato del lavoro, che si attesta al 42%. La difficoltà riguarda sia il reclutamento sia la permanenza dei lavoratori nelle aziende.
Le imprese segnalano infatti tempi lunghi per la formazione delle nuove risorse. Mediamente serve oltre un anno per rendere pienamente operative le figure inserite in azienda. Per questo motivo molte attività tendono a trattenere il personale anche nei periodi di rallentamento produttivo.
Il calo demografico pesa sugli under 35
Alla base della crisi occupazionale emerge soprattutto il tema del calo demografico. Nei prossimi 25 anni, secondo il report, la popolazione over 65 crescerà del 20,3%, mentre la fascia under 35 diminuirà del 29,6%.
Questo squilibrio incide direttamente sulla disponibilità di giovani lavoratori. Il fenomeno appare particolarmente evidente tra gli under 30. In Sicilia, a fronte di 8.250 giovani ricercati dalle imprese artigiane, 4.910 risultano irreperibili, pari al 59,5% del totale.
In pratica quasi sei giovani su dieci richiesti dalle aziende non vengono trovati.
L’invecchiamento del comparto artigiano
Il report evidenzia anche un progressivo invecchiamento del comparto. Tra il 2015 e il 2024, gli artigiani autonomi over 55 sono aumentati del 34,5%, mentre gli under 35 sono diminuiti del 53,7%, più che dimezzandosi.
Una dinamica simile riguarda anche il lavoro dipendente. Tra il 2014 e il 2024 gli over 55 sono cresciuti del 103,1%, mentre gli under 35 hanno registrato un incremento del 27,8%.
In questo contesto aumenta la domanda di giovani da parte delle imprese artigiane. Nel 2025 gli ingressi di under 30 rappresentano il 26,1% del totale, in crescita rispetto al 24,8% del 2021. Nel mercato del lavoro complessivo, invece, la quota dei giovani scende al 23,2%.
I mestieri più richiesti dalle imprese
Le imprese cercano soprattutto profili tecnici e operativi legati ai mestieri tradizionali e specializzati. Tra le figure più richieste ci sono muratori, elettricisti, meccanici, autotrasportatori, falegnami e idraulici.
La domanda riguarda anche professioni del settore dei servizi e dell’alimentare, come acconciatori, estetisti, panettieri e pastai.
Secondo il report, l’ingresso dei giovani rappresenta oggi una leva strategica per la competitività delle imprese. Le aziende che investono sui giovani equiparano questa scelta agli investimenti in innovazione, tecnologia e formazione, riconoscendone il valore per il ricambio generazionale e per l’integrazione tra competenze tradizionali e digitali.
Confartigianato: “Serve una risposta politica chiara”
Per il presidente di Confartigianato Sicilia, Emanuele Virzì, il quadro richiede interventi strutturali.
“I numeri del nostro report non lasciano spazio a interpretazioni: siamo di fronte a un’emergenza strutturale che richiede una risposta politica chiara: servono politiche attive del lavoro più efficaci, un forte rilancio della formazione tecnica e professionale e un collegamento stabile tra scuola e impresa”.
Virzì sottolinea inoltre la necessità di rimettere al centro il valore del lavoro e dei mestieri. “È il momento di trasformare questa criticità in una priorità politica, rimettendo al centro il valore del lavoro, dei mestieri e dei giovani”.
Il report di Confartigianato lega così il futuro dell’artigianato siciliano non soltanto all’occupazione, ma anche alla capacità del territorio di affrontare il calo demografico e garantire un ricambio generazionale stabile.








