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In economia vengono ripetute sempre le stesse soluzioni | L’analisi di Mario Deaglio

“La crisi economica collegata alla pandemia ce la siamo lasciata alle spalle ma non sembriamo in grado di progettare un futuro di lungo periodo che vada veramente oltre la stanca ripetizione, spesso sotto altro nome, di molti meccanismi del passato: una pioggerella di piccoli sussidi e una struttura sostanzialmente invariata di grandi differenziazioni”.

Mario Deaglio sulla Stampa descrive così la situazione del nostro paese osservando che “negli obiettivi da raggiungere nel 2024 che 21 dei 27 governi dell’UE hanno già inviato a Bruxelles l’Italia condivide con la Finlandia l’ultimo posto in classifica con l’1,2 per cento di crescita del Pil: si tratta solo di un po’ più di un terzo della crescita prevista dal governo greco, un po’ più della metà di quella prevista dal governo spagnolo.

Per contro, l’Italia detiene fermamente il secondo posto, dopo la Grecia, del debito pubblico rispetto al Pil (1,4 euro di debito per ogni euro di prodotto lordo) il che limita fortemente qualsiasi prospettiva di uscita a breve dalla nostra situazione di debolezza.

Eppure – fa notare l’editorialista – il ricostituente per l’economia italiana esiste: si chiama Pnrr e consiste di oltre 200 miliardi che l’Europa ha stanziato per l’Italia, in parte a fondo perduto e in parte con interessi e tempi di restituzione particolarmente favorevoli.

L’Italia riesce a investirli solo con molta fatica e senza alcun entusiasmo perché il tutto viene periodicamente (e molto accuratamente) controllato da Bruxelles.

Dietro i progetti che abbiamo presentato non è chiaramente visibile un “grande disegno” di rinascita, così come sembra mancare una vera e propria volontà di ‘guarire’, con l’unica consolazione che anche molti altri paesi europei si trovano si trovano in condizioni simili, ma con sintomi meno acuti.

La via da seguire, quindi, è quella di pensare ai prossimi quinquenni e decenni e non alle prossime elezioni.

E lo si deve fare partendo dalla constatazione che negli ultimi 10-20 anni la struttura economica italiana è fortemente cambiata” con lo sviluppo dell’agricoltura verde e l’utilizzo delle tecnologie avanzate in molti settori: “Se vogliamo veramente che l’Italia convalescente ritorni in salute – conclude – questi sono i due segmenti su cui puntare.

Altrimenti, la piaga dell’indebolimento non ci darà tregua”.

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