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Il virus frena la riapertura dei negozi nei centri commerciali. Moretti: “Chiusi 3 su 4”

Faticano a riaprire i negozi all’interno dei centri commerciali italiani. A lanciare l’allarme è il presidente del Consiglio nazionale dei Centri Commerciali (Cncc), Massimo Moretti, intervistato dalla Adnkronos/Labitalia. “In questo momento la stragrande maggioranza dei centri commerciali in Italia è aperta, ma 3 negozi su 4 sono chiusi, con 300-400mila persone in cassa integrazione. La situazione è drammatica, anche perché per tenere aperte le attività che all’interno dei centri forniscono servizi essenziali come gli alimentari, tabacchi, edicole, ottici, farmacie, le società hanno dovuto sostenere costi alti tra illuminazione, riscaldamento, vigilanza e pulizia con sanificazioni. Il futuro? Noi il 18 maggio ci aspettiamo che, come da dpcm, aprano anche nei nostri centri le altre attività al dettaglio, come avviene in centro città”.

Questi, secondo Moretti, le conseguenze di questa emergenza Covid-19 sul settore e il presidente argomenta la sua tesi citando i dati Nomisma. “Tutto questo ha un impatto diretto sul Pil del 4,1% e con l’indotto del 7,2%. Noi -spiega Moretti- in Italia rappresentiamo 1.200 centri commerciali con 35mila negozi, di cui 7mila a gestione familiare, con 587mila persone occupate direttamente. E in questo momento siamo chiusi per legge e aperti per legge. Tutte le superfici alimentari all’interno dei centri commerciali sono rimasti aperti anche nel pieno della pandemia. E ad oggi abbiamo persone che entrano nei centri commerciali per fare la spesa. La stragrande maggioranza dei centri commerciali sono aperti e noi abbiamo fatto il nostro dovere, garantendo i servizi, ma abbiamo dovuto sostenere spese aggiuntive e allo stesso tempo abbiamo i negozi chiusi”.

Una situazione che difficilmente potrà reggere a lungo, spiega Moretti. “Siamo preoccupati sotto tutti i punti di vista. Noi oggi abbiamo merce acquistata e pagata dai commercianti ferma nei magazzini, abbiamo fornitori di servizi che non lavorano, e poi abbiamo le proprietà immobiliari dei centri che stanno spendendo e non incassano, sedute su debiti miliardari. Si tratta di società quotate, di fondi investimento, che sono impegnati tantissimo con le banche, che rischiano di essere risucchiate in questa situazione”.

Moretti giudica questo stop alle attività come un “colpo di grazia” ma, continua: “anche le aziende più strutturate si sono trovate in situazione anomala, con milioni di merce pagata in magazzino e i negozi chiusi”. E lo Stato? “L’emergenza coronavirus ha avuto un impatto devastante sulle nostre attività – afferma Moretti – ma noi centri commerciali ancora non abbiamo ricevuto nulla dallo Stato. Chiediamo però che non ci sia disparità e che quindi ci sia una riapertura dei negozi a dettaglio nei centri commerciali come avviene in centro città”,

Altro problema quello degli affitti. Il presidente del Cncc è chiaro: “Chiediamo che il credito d’imposta sugli affitti previsto per gli esercizi commerciali sia estendibile anche ai commercianti dei centri commerciali. E poi serve una garanzia totale dello Stato sugli affitti che saranno spostati nel tempo: ‘ti faccio riaprire, non mi paghi l’affitto adesso, mi pagherai nel 2021, nel 2022, ma lo Stato mi dà la garanzia che pagherai’. Questo, in alternativa al finanziamento del dl liquidità, non chiediamo di più. Questo per aiutare i commercianti, che già avranno tante spese, a ripartire, a rimettere in moto la macchina”.

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