L’emergenza sanitaria ha provocato, senza ombra di dubbio, una crisi senza precedenti. Ora però è tempo di ripartire anche se “la situazione del Paese è grave”. A dirlo è Pier Paolo Baretta, sottosegretario all’Economia, intervistato da La Repubblica. “Ora è il momento di tarare gli interventi, capire chi fa fatica a ripartire e impedire licenziamenti di massa. Dobbiamo agire subito, prima che l’emergenza sanitaria finisca e tornare ad una politica industriale coraggiosa. Scommettere sui nostri assi vincenti: turismo, cultura e manifattura. E nello stesso tempo accelerare la riforma fiscale e il recupero dell’evasione”.
SUSSIDI ANCORA PER QUANTO?
“Se riportiamo la discussione a 15-20 giorni fa la parola d’ordine era: aiuti a fondo perduto – ha detto il sottosegretario – il nostro compito era proteggere lavoratori e imprese in un contesto drammatico. Nel solo mese di aprile abbiamo avuto richieste di cassa integrazione quasi pari all’intero 2009. Invito a guardare tre numeri: deficit schizzato al 10%, debito oltre il 160%, Pil a -9%. Il primo compito era tamponare la caduta del reddito. Certo, non esiste manovra che compensa al 100% le perdite”.
COME RIPARTIRE?
“Dobbiamo essere pronti a intercettare la ripresa – ha continuato – l’Italia è la porta di ingresso nel Mediterraneo per merci e turismo. Dobbiamo investire moltissimo sul digitale, se vogliamo uno smart-working all’altezza dei tempi o per favorire l’e-commerce anche dei piccoli negozi di quartiere. Dobbiamo far ripartire in velocità e sicurezza i cantieri, senza usare il ponte di Genova solo come slogan, ma cancellando la burocrazia dannosa. Bisogna avere una politica industriale. Se ci fossero licenziamenti di massa – ha ribadito, concludendo, Baretta – vorrebbe dire che il sistema non ha tenuto, che il Paese non ha un’idea di futuro. Non me lo auguro e non me lo aspetto”.








