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Il Servizio Sanitario dopo l’emergenza: ecco l’elenco di tutte le sfide da vincere

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Non è ancora possibile indicare in modo chiaro cosa sia cambiato per il nostro sistema sanitario tra prima e dopo la pandemia, sia perché quest’ultima è ancora in atto e le incertezze sul suo perdurare e ritornare sono tante, sia perché da quando l’avremo definitivamente alle spalle servirà un po’ di tempo affinché la polvere si depositi e il rumore di fondo cessi, rendendo possibile individuare in modo nitido gli eventuali cambiamenti stabili dovuti all’impatto dell’emergenza in corso.

Sulla base di quanto vissuto, percepito e osservato è, però, possibile azzardare alcune valutazioni e avanzare qualche aspettativa e prima indicazione su quel che potrebbe accadere a seguito del trauma pandemico.

L’emergenza pandemica ha reso incontrovertibilmente evidenti almeno quattro elementi, già presenti nella nostra società, ma non percepiti per come erano a causa sia del frastuono che caratterizza il mondo in cui viviamo sia della nostra incapacità di contrastarlo per focalizzarci sugli aspetti di maggior rilievo.

1) L’importanza del sistema sanitario pubblico

Senza il sistema sanitario pubblico e la sua predisposizione concettuale e strutturale a darsi in modo universale e gratuito, il nostro Paese non sarebbe stato in grado di gestire l’emergenza con la stessa presenza ed efficacia che, considerando tutto, è stato in grado di garantire.

2) Il valore inestimabile del suo capitale umano

Quanto appena riconosciuto al sistema sanitario pubblico è principalmente da attribuire ai suoi professionisti, capaci di reggere alla pressione pandemica anche in assenza di specifica preparazione, adeguata organizzazione e idonei strumenti di protezione.

Non tutti i professionisti sanitari sono stati coinvolti ed esposti al virus con la stessa frequenza e la stessa intensità, ma per l’impatto generale che la pandemia ha avuto sul nostro Paese, ognuno di loro ha diversamente contribuito alla sua gestione: a esempio, in una visione generale, sono stati di valore sia il sacrificio dei professionisti impegnati nelle strutture sanitarie, ospedaliere e territoriali, che quello dei liberi professionisti che hanno rinunciato a una parte rilevante delle loro attività.

Se si dovessero prioritarizzare gli interventi da realizzare all’indomani dell’emergenza, la valorizzazione, quali-quantitativa, delle professioni sanitarie sarebbe certamente da porre ai primi posti, sia quale giusto riconoscimento nei loro confronti sia per l’utilità che ciò avrebbe per il rilancio del sistema sanitario.

3) L’inadeguatezza dei decisori politici e amministrativi degli ultimi decenni, almeno in ambito sanitario

Chi negli ultimi decenni ha concorso nei processi decisionali in e sulla sanità ha travisato il concetto di aziendalizzazione, non coltivandone la sua accezione positiva, l’appropriatezza, ed esasperandone quella negativa, il profitto. La condivisibile esigenza di tenere i conti in ordine attraverso un’opera di efficientamento interno e in itinere del sistema si è trasformata in una gestione ragionieristica tutta tesa a far quadrare i conti attraverso tagli a monte delle risorse economiche strutturali, tecnologiche e umane. Il risultato è stato che i professionisti sanitari hanno dovuto affrontare l’emergenza in pochi, mal equipaggiati, all’interno di modelli organizzativi confusi e sulla base di indicazioni spesso contraddittorie.

4) L’esigenza urgente di dare tardiva attuazione alla sanità del territorio e del domicilio

Da molti anni, partendo dai sempre più chiari dati demografici ed epidemiologici, i più autorevoli soggetti scientifici e istituzionali indicavano il territorio e il domicilio come le dimensioni nelle e attraverso le quali garantire la sostenibilità e il potenziamento dei sistemi sanitari. Territorializzazione e domiciliarizzazione che, a parere di chi scrive, non si sono realizzate perché i decisori di cui si è detto al punto precedente le ha sempre pensate come ulteriori dimensioni dell’assistenza ospedaliera e non come dimensioni in cui erogare un’assistenza alternativa a quella ospedaliera: terriorializzare e domicialirizzare non significa, infatti, portare l’ospedale sul territorio e a domicilio.

Paradossalmente, da questo punto di vista, l’inerzia dei decisori può addirittura essere registrata con favore: se da un lato non hanno fatto quel che avrebbero dovuto (territorializzate e domiciliarizzare la sanità), hanno almeno evitato di fare la cosa sbagliata (portare l’ospedale sul territorio e a domicilio). Il risultato di tali errate valutazioni e omesse azioni è, comunque e di fatto, stato l’assenza di una presa in carico sanitaria degli individui alternativa a quella ospedaliera. La pandemia ha solo consentito ai più di rendersi conto delle dimensioni enormi del vuoto da tempo presente, da colmare con urgenza.

Sul tema, si rimanda al documento della FNO TSRM e PSTRP “Potenziamento e riorganizzazione della rete di assistenza territoriale”.

Quel che abbiamo vissuto in questi mesi ha rafforzato il convincimento che per sostenere e innovare il Sistema sanitario sia necessaria una serie di interventi strutturali, in assenza dei quali anche le iniziative intraprese sulla base dei migliori propositi e con le necessarie risorse non troverebbero punti di ancoraggio stabili, patendo la precarietà che ne deriverebbe, sino al loro sostanziale fallimento.

1) Dare piena attuazione a quanto negli anni è stato scritto in autorevoli atti d’indirizzo

In questo momento storico, in cui è indispensabile fare sia bene che in fretta, le risorse non vanno tanto indirizzate a favore della elaborazione di nuovi documenti programmatici, quanto alla piena implementazione di quelli già a nostra disposizione con, se e laddove necessario, minimi aggiornamenti. Nella tradizione del nostro Paese c’è la capacità di individuare i temi e gli ambienti sui quali è necessario intervenire, producendo documenti di buona qualità, per contenuti e proposte, e dal potenziale impatto positivo. Difetta, invece, la capacità di far seguire i fatti alle parole scritte. Alcuni esempi, tra i più recenti e autorevoli documenti d’interesse sanitario, quasi completamente da implementare: Patto per la Salute, Patto per la sanità digitale, Piano nazionale della prevenzione, Piano nazionale della cronicità, etc…

2) Migliorare la gestione delle risorse, allocandole in modo appropriato

Il tema delle risorse disponibili non è solo relativo alla loro quantità, ma anche, e per certi aspetti soprattutto, all’appropriatezza della loro allocazione. Questa seconda dimensione determina il giudizio sulla prima: la quantità delle risorse disponibili risulta, infatti, tanto più adeguata quanto più la loro allocazione è appropriata.

La bussola che dovrebbe orientare le scelte relative a dove e come destinare le risorse è la centralità delle esigenze di salute delle persone assistite: ogni € speso a favore di quelli che si dimostrano essere interventi efficaci per gli individui, a cui la nostra Costituzione riconosce la salute quale diritto fondamentale, è un € ben speso, tanto da potersi trasformare da costo a investimento. In questo tipo di valutazione e decisione gli interessi dei sistemi sanitari, dei loro decisori, politici e amministrativi, di coloro che vi operano e del loro indotto sono certamente da registrarsi e tenersi in considerazione, ma sempre in subordine rispetto a quelli degli individui a cui bisogna garantire la salute.

3) Monitorare in modo costante il corretto funzionamento del sistema

L’individuazione puntuale dei corretti interventi da effettuare e la giusta allocazione delle risorse a loro supporto sono elementi necessari ma non sufficienti. Per chiudere il cerchio serve un sistema di monitoraggio che tenga costantemente sotto osservazione il procedere del sistema e degli interventi effettuati per sostenerlo e rafforzarlo. Servono indicatori e strumenti di misura trasparenti e applicabili, in grado di individuare tempestivamente le aree e le attività che non funzionano ed evolvono come atteso, consentendo i necessari rapidi interventi correttivi.

4) Alleggerire la burocrazia

È indispensabile responsabilizzare i professionisti sanitari, dando loro fiducia, consentendogli di agire senza zavorrarli con procedure e moduli di controllo preventivo, da sostituirsi con un severo meccanismo di verifica della coerenza tra quel che si ripromettono di fare e quel che realmente realizzano. Sulla base di questa impostazione si dovrebbe rivedere lo stesso meccanismo di assunzione e promozione tramite concorso pubblico, che per come è strutturato più che strumento di garanzia della trasparenza, dell’obiettività e dell’imparzialità della selezione può diventare un percorso che offre l’opportunità di socializzare la responsabilità di scelte soggettive.  

5) Realizzare un sistema meritocratico

Anche il Sistema sanitario deve diventare meritocratico e strutturarsi per garantire pari opportunità in partenza ai suoi professionisti e successivamente garantire che la progressione, loro e dei gruppi a cui appartengono, sia funzione della loro competenza e non della loro appartenenza.

6) Definire un programma per formare, sin dalle scuole elementari, individui responsabili

La sostenibilità e il rilancio del sistema sanitario richiedono la creazione di un’alleanza coi cittadini, che devono essere messi in grado di cogliere l’importanza di stili di vita salutari e il nesso esistente tra l’(ab)uso che essi fanno del Sistema sanitario e la sua sostenibilità nel medio e lungo periodo, quindi la probabilità di trovarlo pronto ed efficace nel tempo.

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