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Il sentiero stretto della politica estera dell’Italia | L’analisi di Stefano Folli

“La politica estera” – scrive Stefano Folli su la Repubblica“è stata il primo e più importante terreno scelto da Giorgia Meloni per legittimare la propria immagine nel mondo dopo le elezioni del 2022.

Oggi è ancora la politica estera il campo dove si gioca il risiko più impegnativo.

La crisi del rapporto tra Europa e Stati Uniti è già devastante, ma può precipitare in un abisso senza ritorno se si sbagliano le prossime mosse.

Quanto accaduto a Davos lo conferma: il discorso perentorio di Macron, quello aggressivo di Trump, il litigio alla cena cui partecipavano, tra gli altri, il segretario Usa al commercio Lutnick e la presidente della Bce Lagarde.

In questo contesto l’Italia meloniana si rende conto che non esistono più i margini per una mediazione italiana.

Il governo di centrodestra resiste all’idea di farsi guidare dalla Francia in una carovana dei ‘volenterosi’ da contrapporre alla Casa Bianca.

Esiste una terza via che non sia la velleitaria posizione di una potenza media come l’Italia?

Aver centrato il cuore della crisi sulla Groenlandia obbliga a prendere atto che lo scontro non ha precedenti.

Tanto più che Trump sembra essersi lavato le mani dell’Ucraina, attribuendone il destino all’iniziativa europea.

Anche sulla Nato il tema è che gli europei devono agire affinché l’America non sia tentata di liberarsi dei vincoli dell’alleanza.

La questione è dunque duplice e grava sulle spalle del governo e della presidente del Consiglio.

Limitarsi a essere ‘vassalli’ degli Stati Uniti è possibile, ma ormai ha poco senso.

Le mosse di Trump sono andate oltre e possono evolvere in un indebolimento dell’Alleanza senza bisogno di ulteriori colpi di scena.

La linea francese è spavalda e raccoglie simpatie, ma l’Italia sembra orientata a puntare su Regno Unito e Germania.

Berlino e Londra appaiono più congeniali se l’obiettivo è rispondere a Trump e salvare il salvabile nella Nato.

Sul piano politico, Meloni può solo contribuire a far esprimere l’Europa con una voce sola, facendo leva anche sulla relazione con Ursula von der Leyen e, senza troppe illusioni, sui rapporti personali con Trump. Il sentiero resta stretto.”

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