Non è ancora tempo di Recovery Fund. La crisi di governo italiana ha messo in stand-by le pratiche per portare avanti il documento. Il “disbrigo degli affari correnti” non permette infatti la prosecuzione dei lavori preparatori, che si erano resi impellenti dopo l’approvazione della versione provvisoria a metà mese.
Solo pochi giorni dopo, il 22 gennaio, Bruxelles ha chiarito che per l’accesso ai fondi del Next Generation Ue, tutti i Paesi devono tenere conto delle raccomandazioni del 2019. Per l’Italia, si tratta di una serie di riforme di qualità sul fisco, le pensioni, il lavoro, la burocrazia e la giustizia. Su questo ha insistito anche il commissario all’Economia, Paolo Gentiloni, avvertendo che le tranche del finanziamento «dipenderanno dal rispetto di alcuni obiettivi nel tempo concordato e, se ciò non avviene, c’è il rischio che gli esborsi non arriveranno».
Manca, dunque, un calendario preciso con i progetti da realizzare, un cronoprogramma chiaro che permetta alla Commissione europea di monitorare le fasi attuative e, caso per caso, di proseguire o revocare l’erogazione dei fondi. Il termine per la consegna è ad aprile, ma in questo momento, con la crisi in atto, il prossimo governo rischia comunque di arrivarci in grande affanno.
Tanti i punti da chiarire: come il nodo della governance, ancora del tutto irrisolto, o come i circa 14,4 miliardi in più rispetto ai circa 200 miliardi di fondi disponibili per l’Italia, segnalati dal Servizio studi di Camera e Senato. C’è molto da ridiscutere, dunque, per raggiungere i livelli di “conformità e congruità” chiesti dall’Ue, anche in relazione alle riforme. Dubbi anche sul fisco, giudicato eccessivamente sbilanciato su lavoro e capitale, l’impellente raccomandazione è che il sistema tributario venga semplificato, in modo da rafforzare nuovamente la lotta all’evasione fiscale, soprattutto sull’Iva.
Sul sistema pensionistico, priorità all’attuazione piena della riforma Fornero, tagliando le pensioni d’oro che non corrispondono ai contributi versati. Anche sul mercato del lavoro, la revisione degli ammortizzatori sociali, la giustizia e l’efficienza della Pubblica amministrazione, ci vuole di più. Bruxelles vuole progetti più concreti e definiti, cosa che, fino ad ora, non è ancora avvenuta.








