I dati trimestrali Istat sui settori istituzionali diffusi ieri ci hanno riservato una gradita sorpresa.
Infatti, il reddito disponibile delle famiglie in termini reali (cioè al netto dell’inflazione), detto altrimenti potere d’acquisto, ha compiuto nel terzo trimestre 2025 un notevole balzo congiunturale dell’1,8% rispetto al secondo trimestre, dopo due aumenti consecutivi già molto buoni nei trimestri precedenti (rispettivamente, +0,8% nel primo trimestre e +0,9% nel secondo trimestre).
Questo è ciò che ci dicono i dati destagionalizzati.
Sempre secondo questi dati, in un anno il potere d’acquisto delle famiglie consumatrici italiane è cresciuto tendenzialmente del 3,1% rispetto al terzo trimestre 2024.
Ed è oggi più alto, come dato trimestrale, del 6,4% rispetto al livello pre-Covid del quarto trimestre 2019 e del 7,4% rispetto al livello del quarto trimestre 2022.
Un incremento notevole, quest’ultimo, che ha aiutato le famiglie.
Nel periodo ottobre 2024-settembre 2025, il reddito disponibile delle famiglie è stato in termini reali di 1.198 miliardi, cioè 11,7% in più del corrispondente anno “scorrevole” ottobre 2023-settembre 2024.
Ciò ha aiutato le famiglie italiane a ricostituire il risparmio eroso dai rincari del 2022-2023 e ha sostenuto i consumi (cresciuti più del Pil, frenato dalla domanda estera netta).
I NUMERI
I numeri dell’Istat acquistano ancor più significato se considerati grezzi, cioè non destagionalizzati, e se messi in fila in modo da comporre una successione di anni “scorrevoli”, composti ciascuno da quattro trimestri consecutivi.
Scopriamo così che nell’anno “scorrevole” ottobre 2024-settembre 2025, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici italiane è stato in termini reali di 1.198 miliardi di euro, cioè quasi 20 miliardi in più (+1,7%) del corrispondente anno “scorrevole” ottobre 2023-settembre 2024, quando il potere d’acquisto era di 1.179 miliardi (i dati sono arrotondati).
Rispetto all’anno 2022, quando fu di 1.159 miliardi, il potere d’acquisto degli italiani è cresciuto di ben 39 miliardi (+3,4%).
Sono numeri importanti, considerando le difficili condizioni esterne degli ultimi anni (guerra russo-ucraina, crisi energetica e inflazione).
Merito anche del forte aumento del numero di occupati, oltre che di diverse misure a sostegno dei meno abbienti.
E sono numeri significativi anche sul piano storico.
Infatti, occorre sapere che in Italia il reddito disponibile delle famiglie consumatrici, dopo la crisi mondiale dei mutui subprime e quella immediatamente successiva del debito greco con la conseguente austerità, crollò in termini reali fino ad un minimo di 1.103 miliardi di euro nell’anno “scorrevole” terminante nel secondo trimestre 2013.
LE FASI
Da allora fino all’ultimo anno “scorrevole” di cui abbiamo dati, cioè quello terminante nel terzo trimestre 2025, il potere d’acquisto degli italiani è cresciuto di circa 96 miliardi di euro, il 41% dei quali è stato recuperato nei soli ultimi undici trimestri coperti dalle statistiche, periodo sostanzialmente coincidente con il governo Meloni.
Le altre maggiori fasi di ripresa del potere d’acquisto post austerità, lo ricordiamo, sono avvenute con il governo Renzi (quando fu registrato il 31% del citato aumento complessivo di 96 miliardi in dodici anni) e con il governo Gentiloni (13%).
Più turbolenti e di più difficile lettura, ovviamente, sono stati gli anni a cavallo della pandemia.
I SALARI
In termini pro capite, dall’anno 2022 all’anno “scorrevole” terminante nel terzo trimestre 2025, il potere d’acquisto delle famiglie italiane è aumentato di 687 euro, 341 euro dei quali soltanto nell’ultimo anno, di cui 183 euro concentrati nell’ultimo trimestre.
Il che costituisce forse un segnale che anche i salari reali, dopo una ripresa post inflazione un po’ fiacca, sono ora finalmente in più sostenuto recupero.
LA STATISTICA
Il forte aumento recente del potere d’acquisto spiega anche perché nel biennio 2023-2024, secondo l’Istat, il numero dei poveri assoluti (statistica, peraltro, da alcuni assai criticata e ritenuta poco attendibile) sia aumentato di sole 70 mila persone, a fronte di un aumento di ben 1 milione e 525 mila poveri assoluti dal 2014 al 2022.








