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Il negazionismo climatico spacca inutilmente il Paese | L’analisi di Ezio Mauro

Ezio Mauro su Repubblica parte dal cosiddetto ‘negazionismo climatico’ per allargare la riflessione alla politica: “Si può discutere – scrive – sul livello di gravità della crisi, naturalmente, sull’opportunità e la convenienza delle diverse misure di contrasto, sull’integralismo che trasforma l’ambientalismo in una nuova fede, annullando la politica.

Ma l’emergenza climatica non è una visione di parte, a cui si chiede di aderire, bensì una condizione oggettiva, che non si può ignorare: salvo uscire senza l’ombrello sotto un nubifragio, per negare ad ogni costo che stia piovendo.

E invece proprio qui, sulla questione ambientale, sta prendendo forma l’ultima gigantesca frattura del Paese, una spaccatura politica, sociale, economica e culturale, che nei prossimi mesi trasformerà il triangolo tra la natura, il clima e gli esseri viventi in un campo di battaglia, con lampi di regressione antimoderna rispetto agli obblighi della generazione dei padri rispetto al futuro dei figli.

È bastato – spiega Mauro – il voto del parlamento europeo sulla Nature Restoration Law (che punta al recupero entro il 2030 del 20 per cento delle aree terrestri e marine degradate) per far capire a tutti che il Green Deal con il suo obiettivo di raggiungere la neutralità climatica per il 2050 sta diventando il nuovo totem dello scetticismo universale, raccogliendo contro di sé tutte le obiezioni antiscientifiche, tutte le diffidenze nei confronti delle prescrizioni di Bruxelles, tutti i pregiudizi antieuropei, tutte le moderne credenze che sostituiscono la realtà e che abbiamo già visto coalizzarsi per fare fronte contro i vaccini negli anni del Covid.

Perché la resistenza culturale che rischia di diventare movimento transnazionale contro il Green Deal è in realtà l’ultima manifestazione di un fenomeno che attraversa tutte le democrazie occidentali, e che potremmo chiamare il Grande Dubbio.

Un meccanismo che indebolisce ogni livello di governance perché disabilita la capacità delle democrazie di fare sistema, esercitando il comando e capitalizzando il consenso, naturalmente nella distinzione tra maggioranza e opposizione.

Non si riesce più a coalizzare l’opinione pubblica attorno all’interesse generale della comunità, sia questa europea, nazionale, addirittura regionale o cittadina.

E tutto ciò – conclude – accade perché il grande oggetto smarrito di questi anni è il bene comune”.

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