Dietro la collina delle nomine delle aziende di stato, c’è Sport e Salute: la cassaforte dello sport italiano, circa 360 milioni di euro di contributi all’anno gestiti su un totale di 410. Una scatola magica: di potere, di relazioni, di consenso. «Vorrei sgomberare il campo da qualche equivoco», dice il ministro per lo sport e i giovani, Andrea Abodi, in un’intervista al Foglio. «Qualcuno pensa più alla propria esposizione esterna che allo sport. Addirittura, c’è chi mette in mezzo, senza motivo e sbagliando, il Quirinale. Bene, questo lo trovo eccessivo e poco rispettoso delle istituzioni. È come se io mi vantassi dei rapporti che ho con il presidente della Repubblica».
Abodi, scelto personalmente da Giorgia Meloni per fare il ministro, si definisce da sempre un tecnico, di destra, ma un tecnico. Per via del suo passato da manager, per ultimo al Credito sportivo. Oggi, se non salterà di nuovo, in Consiglio dei ministri dovrebbe passare il decreto che spacchetta la società contesa: «È il mio obiettivo: riportare il consiglio a cinque e poi creare la figura dell’amministratore delegato che sia diversa da quella del presidente». Finora Sport e Salute è stato il regno di Vito Cozzoli, capo di gabinetto dei ministri del M5s Luigi Di Maio e Stefano Patuanelli, poi nominato presidente e ad della società dal governo Conte II. Grand commis di stato con rubrica del telefono alla Gianni Minà.
Meloni è davanti al classico tormentone, già visto per altre scelte nei mesi scorsi e tuttora in voga in queste ore per le cinque aziende pubbliche chiamate a rinnovare i cda: rinnegare o restaurare? Cambiare cioè i vecchi manager o confermare, per meriti o magari per un pizzico di pressioni, gli attuali vertici? «Vedo intorno a me» riprende Abodi contattato mentre si trova in un campo di calcio per seguire il torneo del figlio «molte persone che si agitano. E credo che questo non serva, anzi che sia controproducente. La politica dovrebbe essere rispettosa dello sport».
Ma le nomine sono politiche. «Eh, lo so. Io ho la mia idea e il mio schema in testa. Poi mi confronterò con il presidente del Consiglio. C’è ancora un po’ di tempo, prima di arrivare al nuovo cda. Intanto pensiamo alla riforma di Sport e Salute. Pensi che ci sono consiglieri di amministrazione in scadenza che si sono fatti fare un parere pro bono per rimanere in carica lo stesso, nonostante il cambio e l’allargamento. Da non credere. E comunque qualcosa cambierà, vedrete. A partire dalla parità di genere nel cda, per esempio».
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