I droni sono velivoli a motore e pilotaggio remoto, sviluppati a partire dagli anni 80, inizialmente per fini militari.
Dall’inizio del nuovo millennio, questo mercato è aumentato sensibilmente e le vendite sono cresciute esponenzialmente, in particolare per utilizzi hobbistici come la fotografia.
La crescita è stata così portentosa che la Federal Aviation Administration ha ammesso di aver ampiamente sottostimato il numero di velivoli in circolo, che nel 2019 si era attestato a 450 mila, una cifra inizialmente stimata solo per il 2022, osserva in un commento Giacomo Calef, Country Manager Italia di NS Partners.
Le aziende dei più svariati settori hanno infatti iniziato ad adottare droni molto piccoli e maneggevoli per l’utilizzo in compiti specifici: in quello agricolo, ad esempio, i droni sono usati per sorvolare i terreni e spargere pesticidi, con un enorme riduzione di costi.
Nel campo petrolifero e delle telecomunicazioni, velivoli di questo tipo vengono adoperati per eseguire ispezioni mirate delle infrastrutture: il risparmio è tangibile, visto che un drone professionale può costare 1000 dollari, rispetto ai 2500 dollari/ora per il noleggio di un elicottero.
In campo militare, invece, gli Uav come l’americano MQ-9A Reaper, permettono di compiere missioni di ricognizione e/o bombardamento tattico, trasportando ordigni ad alta precisione, il tutto sorvolando lo spazio aereo nemico.
Il mercato è ormai maturo, con basse barriere all’ingresso, ma il continuo sviluppo di software legati all’AI, sempre più avanzati, permetterà di incrementare il raggio di utilizzo dei droni, con ricadute positive soprattutto in campo civile grazie ad un sensibile efficientamento delle operazioni.








