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Il dibattito in aula sulla Legge 194 e i suoi risvolti politici | L’analisi di Francesco Bei

“Quello che è accaduto ieri alla Camera dei deputati interessante sotto molti punti di vista”.

Lo scrive Francesco Bei a proposito del dibattito sulla Legge 194: “Intanto – sottolinea l’editorialista – perché la defezione rispetto alla linea ‘pro-life’ stavolta è avvenuta dove meno ce la si poteva aspettare.

Non da Forza Italia, sedicente ala liberale della coalizione, bensì dalla Lega.

Quella stessa Lega dei Pillon e dei Fontana, che negli scorsi anni ha interpretato la destra più clericale e oscurantista, ieri ha fornito gran parte dei ribelli.

Salvo un deputato, tutto il gruppo di Forza Italia si è invece allineato alla linea antiabortista di Fratelli d’Italia.

Cosa sta accadendo nella Lega?

È un segnale, insieme alla battaglia di Zaia in Veneto sul fine vita, che un’altra Lega è possibile?

Si vedrà.

Il disegno di Fratelli d’Italia è invece chiaro.

Al di là delle smentite della premier, che continua a ripetere di puntare alla piena attuazione della legge 194, è del tutto evidente che il piano va nella direzione opposta.

Ovvero quella di rendere sempre più difficile e, di fatto, impossibile ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza.

L’ordine del giorno proposto ieri dal Pd – dice Bei – e respinto dalla destra (con l’eccezione dei 15 leghisti) si limitava a chiedere che l’emendamento sui pro-vita nei consultori ‘non restringa il diritto delle donne ad avere accesso ad una interruzione volontaria di gravidanza’.

Una banale assicurazione che avrebbe potuto e dovuto essere oggetto di un voto bipartisan, se — come purtroppo appare sempre più chiaro — dietro non ci fosse invece un disegno politico preciso.

Quello, appunto, di dare un segnale alla constituency pro-vita che vota Fratelli d’Italia, una bandiera da agitare in campagna elettorale.

Ma il voto potrebbe riservare sorprese.

Perché le donne, anche quelle di destra, alla propria libertà di scelta e ai propri diritti acquisiti ci tengono.

E non intendono tornare indietro al tempo delle mammane e degli aborti clandestini.

Meloni lo sa bene, per cui continua a negare l’evidenza.

Ma – conclude – la ribellione dei quindici leghisti ieri ha smascherato l’operazione, rendendo palese la furia ideologica che punta a svuotare dall’interno una delle leggi simbolo dei diritti civili, lasciandone in piedi solo un vuoto simulacro”.

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