L’irrompere di una situazione di congiuntura economica tanto inattesa quanto profonda e globale, quale è quella determinata dall’attuale pandemia, risulta particolarmente avvertita proprio nel comparto economico dell’automotive, caratterizzato dalla contemporanea presenza di ingenti investimenti ed esigui margini di profitto. Peculiarità che, soprattutto in una fase storica segnata dalla complessa transizione verso la trazione elettrica e forme di elevata automazione della guida, dà luogo ad una particolare “fragilità finanziaria”.
Il dato di partenza
In questa prospettiva la UNRAE – Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri compendia 46 Aziende associate e 64 Marchi rappresentati, con una base di 160.000 occupati nel settore che, nel suo complesso, genera un fatturato nell’ordine dei 53 miliardi annui – nel corso della Conferenza tenutasi lo scorso 1° aprile, ha sottolineato che la gravità dei dati relativi al primo trimestre – già di per sé caratterizzato da un momento di sofferenza emergente in flessioni del 35% per le autovetture, del 28% per i veicoli commerciali, del 13% per i veicoli industriali e del 17% per il settore autobus – si acuisce nel mese di aprile, caratterizzato da un crollo verticale determinato dalla grave congiuntura conseguente al lockdown che si riflette, rispettivamente, in un – 97% per quanto riguarda le autovetture, -94% con riferimento ai veicoli commerciali, -76% per i veicoli industriali e -71% per il settore autobus.
In questo contesto le proiezioni elaborate considerando lo scenario del best case e quello del worst case sottolineano la fondamentale importanza rivestita dall’attuazione di una politica che, oltre a favorire una pronta riapertura delle attività, si avvalga di ulteriori strumenti necessari a sostenere il settore automotive mediante un approccio olistico che tenga nella dovuta considerazione una visione sistematica di tutte le attività correlate e dei molteplici attori coinvolti.
La strategia sistematica
Così, al fine di evitare il collasso di una filiera che nelle sue complesse articolazioni compendia plurimi attori quali gli Original Equipment Manufacturer, le Case produttrici, e l’intera rete di distribuzione commerciale, generando una mole di fatturato e di impiego che rappresenta una componente fondamentale dell’economia del Paese, appare indifferibile l’adozione di una strategia sistematica nell’ambito della quale vengano adottate misure di sostegno che, attraverso una sinergia tra intervento pubblico ed attività di impresa, consenta di limitare le conseguenze negative della presente congiuntura e al tempo stesso di porre le basi per un pronto e duraturo rilancio.
Gli interventi pubblici e gli incentivi
In questa prospettiva, occorre, in primo luogo, attuare interventi pubblici idonei a compensare l’attuale stasi della produzione e delle vendite e ad evitare il generarsi di pericolose spirali causate dall’assenza di liquidità. In via parallela, e complementare, appare necessario l’avvio di una significativa politica di incentivi che, anche se circoscritta entro precisi e limitati ambiti temporali, imprima una duratura spinta verso il consumo, innescando un circolo virtuoso nel quale, il graduale ringiovanimento del parco circolante porterà con sé, quali external benefits, un aumento del gettito fiscale, una significativo incremento del livello di sicurezza della circolazione ed una sensibile riduzione dell’inquinamento atmosferico.
La politica degli incentivi attuata con riferimento al mercato delle persone fisiche e dei consumatori dovrebbe essere perseguita, a maggior ragione, nell’ambito del mercato delle imprese che, avvalendosi di flotte aziendali, rappresentano un formidabile volano per l’intero settore automobilistico. Esse, infatti, oltre a garantire un flusso di vendite significativo e stabile consentono, attraverso l’immissione in tempi brevi di notevoli quantitativi di auto seminuove sul mercato dell’usato, un rinnovamento graduale ed economicamente conveniente del parco circolante.
Gli interventi appena evocati, di per sé necessari al fine di evitare che un comparto economico fondamentale e strategico nell’economia del Paese e dell’intera Unione Europea possa subire gli effetti negativi di una contingenza che rischia di lasciare dietro di sé effetti strutturali di lungo periodo, risulta ancor più imprescindibile qualora si consideri che nell’attuale momento storico lo slancio verso processi di innovazione che segneranno i futuri decenni del mercato automobilistico si colloca nel pieno di una svolta epocale segnata da innovazioni tecnologiche che assurgeranno a breve al rango di disruptive technologies.
Il ruolo dell’impresa
A fronte dei interventi di natura pubblica occorre, nondimeno, sottolineare la fondamentale importanza della complementare azione svolta dall’impresa la quale, soprattutto in questo particolare momento, sembra inevitabilmente chiamata ad orchestrare una risposta corale e sistematica nella quale, anche al prezzo di temporanei sacrifici, deve essere attuata e perseguita una strategia sistematica di lungo periodo volta ad intercettare gli epocali mutamenti che attualmente attraversano l’universo della mobilità.
La risposta che l’intero “Sistema Paese” fornirà, attraverso una serrata e concertata azione sinergica di tutti gli attori coinvolti segnerà inevitabilmente non solo la fase della ripresa, auspicalmente prossima, ma anche il lungo periodo di crescita che normalmente si accompagna a profonde crisi quale quella attuale.
Proprio in questa prospettiva, pertanto, l’assunzione di iniziative tempestive, efficaci, capaci di compendiare i molteplici e talvolta antagonistici interessi in gioco costituisce un atto di responsabilità tanto per i decision makers quanto per la filiera di impresa che compongono l’articolata galassia del comparto automotive.
In conclusione, concentrando l’attenzione sull’attuale congiuntura e sull’orizzonte temporale più prossimo, sembrano imporsi con urgenza sia l’esigenza di intervenire su tutti gli aspetti funzionali a garantire nella massima misura possibile un adeguato cash flow per tutte le imprese che compongono la filiera produttiva e distributiva sia, parallelamente, quella di implementare una politica incentivi capace di stimolare efficacemente la ripresa della domanda da parte dei consumatori e delle imprese.








