La sfida delle imprese per avviare la transizione ambientale non è affatto semplice. Applicare le nuove normative europee sui reporting di sostenibilità si rivelerà assai complesso e costoso per le oltre 4 mila aziende italiane obbligate alle nuove regole. Nel complesso il costo per il sistema economico sarà di almeno 800 milioni di euro nel primo anno di applicazione e di circa 500 milioni l’anno a regime. A lanciare un accorato warning sulla necessità di non farsi trovare impreparati è stata Assonime, l’associazione delle società per azioni che martedì 7 ha promosso a Roma un forum su questi temi alla presenza delle altre autorità e rappresentanze professionali e imprenditoriali interessate.
Fino a oggi soltanto uno sparuto drappello di 192 grandi imprese redigeva ogni anno una Dichiarazione sulle Informazioni di Carattere Non Finanziario (Dnf) contenente i propri impegni ambientali, interpretando ciascuna a suo modo una regolamentazione a maglie larghe introdotta da una direttiva europea del 2014. Ma a partire dal 2024 si cambierà regime con l’entrata in vigore della nuova direttiva sul reporting di sostenibilità approvata a fine 2022.
La platea delle imprese coinvolte è stata significativamente allargata a tutte le quotate, Pmi incluse, e a tutte le imprese considerate grandi (con più di 40 milioni di ricavi, più di 250 dipendenti e uno stato patrimoniale di almeno 20 milioni di euro). Fatti i conti, è un universo che in Europa comprende 50 mila imprese, di cui appunto circa 4 mila soltanto in Italia. Inoltre, come hanno spiegato durante il forum Margherita Bianchini e Marcello Bianchi, vicedirettori generali di Assonime, è stato anche allargato il set informativo che le società dovranno inserire direttamente nella Relazione sulla Gestione annuale che accompagna i bilanci societari.
È richiesto in particolare di indicare il business model e la strategia dell’impresa, gli obiettivi di sostenibilità, in particolare quelli di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, il ruolo del cda e degli organi societari per realizzare gli impegni assunti in tema di sostenibilità. Non solo; le relazioni sulla gestione dovranno contenere anche i principali impatti avversi, attuali o potenziali, connessi nella catena del valore dell’azienda e i principali rischi ai quali la stessa impresa è esposta. Nei documenti aziendali troveranno posto infine indicazioni dettagliate sui cosiddetti intangibles, quei fattori intangibili non riconosciuti nei bilanci finanziari ma che contribuiscono alla creazione del valore.
Le società non saranno libere di esporre a proprio piacimento tali informazioni, peraltro da sottoporre a certificazione, ma dovranno rispettare precisi standard di rendicontazione sulla sostenibilità che sta redigendo l’Efrag, l’organismo contabile europeo. Questi ha già pubblicato i primi 12 standard, in corso di approvazione da parte della Ue, che già occupano 340 pagine. Nei prossimi tre anni la fabbrica dell’Efrag ne sfornerà altri 30-35. In conclusione, una massa di carta sta per abbattersi sulle spalle delle imprese, molte delle quali ancor oggi sono ignare degli impegni regolamentari che a partire dal 2024, saranno chiamate ad assolvere.








