Sul Fatto Quotidiano, Marco Travaglio critica l’uso del concetto di “guerra ibrida”, definita come una forma di attacco condotta senza lasciare tracce, attraverso spionaggio, propaganda, disinformazione, sabotaggi e interferenze.
Secondo l’autore, questa strategia viene praticata da tutti gli schieramenti internazionali, ma i media occidentali la presenterebbero come una prerogativa esclusiva di Russia e Cina.
Travaglio sostiene che episodi privi di vittime o danni, come sconfinamenti di droni e velivoli, vengano frequentemente descritti come attacchi russi all’Ue e alla Nato.
L’autore ironizza sulle reazioni europee, citando casi di missili ucraini scambiati per russi, stormi di uccelli identificati come droni e ritardi aerei interpretati come sabotaggi.
A suo giudizio, questo allarmismo finirebbe per rafforzare l’immagine di Putin come una figura onnipresente e capace di mettere in difficoltà i governi occidentali.
Secondo Travaglio, l’insistenza sulla “guerra ibrida” avrebbe tre obiettivi: sostenere istituzioni e governi europei in difficoltà, giustificando misure restrittive e interventi contro gli avversari politici; spaventare le popolazioni per ottenere consenso a un aumento delle spese militari; e creare un alibi per ostacolare un vero negoziato sull’Ucraina, che renderebbe evidente il fallimento delle politiche di Nato e Ue.
L’autore cita infine la notizia di El Mundo su un presunto rapporto della Cia relativo a un imminente attacco di droni russi contro Italia, Francia e Spagna, sottolineando che del documento non vi sarebbe traccia e che Crosetto avrebbe smentito.
Travaglio interpreta l’allarme come una possibile operazione di disinformazione proveniente da Lituania e Ucraina, finalizzata a trascinare gli alleati in un conflitto con Mosca.








