“Ogni Paese deve valutare il proprio mix energetico sulla base delle proprie caratteristiche.
L’Italia è un Paese stretto e lungo e non può replicare il modello di altri Stati”.
Lo ha dichiarato Nicola Ippolito, direttore della divisione nucleare del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, intervenendo sul futuro del sistema energetico italiano, sottolineando la necessità di integrare fonti diverse.
“Il mix ottimale, sulla base delle analisi di scenario che abbiamo elaborato e inviato a Bruxelles, è quello che al 2050 include tra gli **8 e i 16 gigawatt di nucleare”, ha spiegato.
Secondo quanto riferito dal dirigente, “negli scenari analizzati sono previste quantità analoghe di fotovoltaico ed eolico sia con il nucleare sia senza.
La contrapposizione tra nucleare e rinnovabili, anche nero su bianco, non esiste”.
Ippolito ha sottolineato le competenze italiane nel settore nucleare, mantenute nonostante circa 40 anni di assenza dalla produzione elettronucleare.
“Abbiamo competenze enormi e un presidio che può diventare un’opportunità ulteriore per il Paese”, ha detto, citando tra le realtà attive nel settore anche Ansaldo ed Eni e le competenze presenti in diverse aziende italiane.
“Il nucleare si fa insieme”, ha aggiunto, evidenziando il lavoro con diversi ministeri, tra cui Mimit, Mur e Difesa, e la necessità di un approccio sistemico.
Quanto alla dipendenza dalle materie prime, ha sottolineato che “l’uranio ha una densità energetica enormemente maggiore” rispetto ai combustibili tradizionali.
“Rinunciare per principio al nucleare può essere un autogol”, ha concluso, ribadendo però che “il problema energetico è complesso” e che non esiste un’unica soluzione.








