Professioni del futuro, il punto di vista di Giulia Giorgi
Avvicinare i giovani alle professioni significa prima di tutto permettere loro di conoscere concretamente il lavoro che potrebbero scegliere. Non soltanto all’università, ma già negli anni della scuola.
È uno dei temi evidenziati da Giulia Giorgi, giornalista, al termine dell’evento “Le professioni del futuro”, che si è svolto il 15 settembre 2026 a Roma, al Circolo Magistrati della Corte dei conti. Giorgi ha moderato il panel promosso dall’Osservatorio Economico e Sociale Riparte l’Italia.
Il confronto ha affrontato le trasformazioni delle professioni e il rapporto con le nuove generazioni, mettendo attorno allo stesso tavolo rappresentanti delle istituzioni, dell’università e del mondo professionale.
Proprio la capacità di fornire ai ragazzi strumenti concreti di orientamento rappresenta, secondo Giorgi, uno dei principali elementi emersi dal dibattito.
«È stato un confronto molto utile per tutti e ci ha dato uno spaccato. L’elemento che più mi ha colpito e su cui dobbiamo lavorare secondo me è il collegamento tra, cioè far capire ai ragazzi in che cosa consiste veramente la professione».
L’orientamento deve iniziare prima dell’università
Il tema riguarda direttamente il rapporto tra scuola, università e mondo del lavoro.
Giorgi richiama, in particolare, quanto sostenuto durante l’incontro dalla rettrice della Sapienza Università di Roma, Antonella Polimeni. L’obiettivo è anticipare la conoscenza delle professioni rispetto al momento della scelta universitaria.
«Dobbiamo organizzare le università ma le scuole, quindi farlo probabilmente ancora prima della scelta dell’università, per far capire ai ragazzi che cosa vuol dire fare l’avvocato, fare il commercialista, insomma fare la libera professione, in cosa consiste il lavoro. Dobbiamo essere molto pratici in questo», osserva Giorgi.
Si tratta, dunque, di accompagnare i ragazzi nella comprensione concreta delle diverse attività professionali. Un orientamento che non si limita al percorso di studi, ma prova a mostrare che cosa significhi realmente esercitare una determinata professione.
Giornalismo, passione e difficoltà del mercato del lavoro
Durante il panel Giorgi ha affrontato anche il tema che la riguarda direttamente: il futuro del giornalismo e le prospettive per i giovani che decidono di intraprendere questa professione.
Il punto di partenza resta la passione.
«È una professione molto complessa, lo dico, ci vuole veramente molta passione», afferma Giorgi, richiamando ancora una volta una riflessione della rettrice Polimeni sulla necessità di farsi guidare proprio dalla passione.
Questo elemento, tuttavia, non cancella le difficoltà del settore. Giorgi richiama esplicitamente il problema dei contratti di lavoro e la necessità che chi svolge questa professione sappia anche tutelare il proprio ruolo.
«Però facendoci anche un po’ rispettare, perché chiaramente è un mondo difficile, soprattutto per quanto riguarda i contratti di lavoro, questo non lo nego».
Il professionista diventa anche una “piccola impresa”
Il cambiamento delle professioni passa anche attraverso il modo in cui il singolo professionista presenta il proprio lavoro.
Giorgi si collega in questo caso a una riflessione proposta durante il panel dal presidente dell’Osservatorio Riparte l’Italia, Luigi Balestra. Secondo la giornalista, oggi la professione assume alcuni tratti propri di una piccola impresa.
Il fenomeno appare particolarmente evidente nel giornalismo. I professionisti devono ormai confrontarsi anche con la propria presenza digitale e con l’utilizzo dei social media.
«Ormai tutti i giornalisti devono avere un profilo social, penso banalmente, in cui un po’ vendono il loro lavoro e vendono se stessi», osserva Giorgi.
La trasformazione, tuttavia, non riguarda soltanto l’informazione. Secondo la giornalista interessa anche avvocati, commercialisti e, più in generale, altre categorie professionali.
Intelligenza artificiale, Giorgi: “Bisogna avere la formazione”
Tra i temi che hanno attraversato maggiormente il confronto sulle professioni del futuro c’è anche l’intelligenza artificiale.
Giorgi assume una posizione favorevole all’utilizzo delle nuove tecnologie, ma pone una condizione precisa: servono preparazione e competenze.
«Io la utilizzo e sono assolutamente pro intelligenza artificiale, però dico anche che bisogna avere la formazione, bisogna studiare il doppio, forse il triplo, perché tu per usarla bene, l’intelligenza artificiale, devi avere una tua base di partenza».
Il rapporto tra IA e formazione, quindi, diventa uno degli snodi centrali. Lo strumento può aiutare il professionista e facilitare alcune attività, ma il suo utilizzo richiede una preparazione precedente.
Tecnologia e professioni, una trasformazione da governare
Per Giorgi, la risposta all’innovazione non può essere quella di fermare il cambiamento.
«Averla ti aiuta, ti facilita il lavoro, questo è senz’altro vero», afferma riferendosi all’intelligenza artificiale. La giornalista si dice quindi favorevole alle novità tecnologiche e alla necessità di proseguire sulla strada dell’innovazione.
Il filo conduttore dell’intervista torna così alla questione della formazione. Se cambiano gli strumenti, cambia anche il modo di esercitare le professioni. Per questo diventa ancora più importante fornire ai giovani una conoscenza concreta del lavoro e costruire le competenze necessarie per affrontarne l’evoluzione.








