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Morti sul lavoro: tragedie, responsabilità e giustizia, dalle carenze nei controlli alle proposte dopo Brandizzo | L’analisi di Alessandro De Angelis

Su La Stampa, Alessandro De Angelis riflette sulle morti sul lavoro, partendo dall’incidente al Colosseo in cui un operaio specializzato è precipitato da dieci metri.

L’autore ricorda anche la strage di Brandizzo e altre tragedie, sottolineando come all’indignazione pubblica e alle dichiarazioni di circostanza seguano spesso l’oblio.

Il dolore resta alle famiglie, mentre la politica sembra archiviare rapidamente le responsabilità.

De Angelis contesta la definizione di «incidenti» o «tragiche fatalità»: dietro le morti ci sono responsabilità sulle quali lavorano le procure, mentre il dibattito politico dedica poca attenzione ai dati dell’Istat, che registrano 1.189 vittime sul lavoro in un anno, una ogni otto ore.

Le leggi esistono, ma vengono applicate male, anche a causa della frammentazione degli organi di vigilanza.

Secondo l’autore, il problema riguarda anche il declino del lavoro come soggetto politico e della sua funzione emancipatrice.

Precariato, esternalizzazioni e subappalti favoriscono la riduzione dei costi a scapito delle tutele e della sicurezza, sia nel settore privato sia in quello pubblico.

De Angelis interpreta questo processo come un rovesciamento dei principi della Costituzione fondata sul lavoro, in cui il profitto prevale sui bisogni e sui diritti.

Dalla mobilitazione legata a Brandizzo arrivano due proposte: una procura nazionale per le morti sul lavoro, sul modello della Direzione nazionale antimafia, e una legge per garantire il patrocinio gratuito alle famiglie delle vittime, sostenuta da esponenti di Lega, Pd e M5s.

L’obiettivo è accelerare i processi e assicurare assistenza legale a chi non può sostenerne i costi.

Per De Angelis, senza giustizia le vittime «muoiono due volte».

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