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Trump all’Onu: lo showdown sul multilateralismo con l’incubo delle elezioni di novembre | L’analisi di Rocco Cangelosi

Un intervento a tutto campo quello di Trump alle Nazioni Unite.

Dalla tribuna del Palazzo di Vetro ha attaccato gli organismi internazionali, li ha accusati di essere “in mano al radicalismo” e ha invitato i Paesi membri a recedere dalla Corte Penale Internazionale.

È stato un affondo diretto, per colpire il cuore del multilateralismo proprio nel luogo che più simbolicamente lo rappresenta.

Trump ha poi rivendicato di aver “messo fine alle guerre”, proclamando un’America “più forte che mai”.

Ha minacciato l’Iran e liquidato Cuba come un regime al collasso.

Una sequenza serrata, costruita per mostrare un presidente che non dialoga con il mondo, ma lo sfida, che non si preoccupa degli equilibri, ma li forza.

Nel colloquio con Zelensky ha annunciato che “la guerra presto finirà”.

Una promessa che non nasce da una proposta per un processo negoziale, ma da una strategia comunicativa: rafforzare l’immagine del leader che risolve i conflitti con una stretta di mano, che chiude dossier complessi con un gesto risolutivo.

Intanto Trump si muove in un vortice di incontri con capi di Stato e di governo.

Una maratona diplomatica che non mira tanto a costruire accordi, quanto a occupare spazio mediatico.

Ogni foto, ogni stretta di mano, ogni dichiarazione diventa un tassello della narrativa che vuole imporre: lui al centro, lui protagonista, lui garante dell’ordine mondiale.

Ma questa sovraesposizione ha un sottinteso evidente: le midterm elections di novembre.

I sondaggi lo penalizzano, il rischio di una sconfitta è concreto, e Trump reagisce amplificando la sua presenza sul palcoscenico onusiano.

La scena globale diventa un’estensione della campagna elettorale, un modo per compensare la fragilità interna con una dimostrazione di forza esterna.

Trump alza il volume per nascondere con l’immagine di una leadership invincibile le vulnerabilità della sua presidenza messe a nudo dal preoccupante calo di popolarità.

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